Soccorsi nel Mediterraneo: a non cooperare sono gli Stati
Foto copertina via Twitter/SOS Mediterranea
Da anni le autorità italiane e maltesi respingono le chiamate di aiuto da parte delle Ong che soccorrono migranti in mare, anche se si trovano nelle immediate vicinanze.
1. Una settimana di tensione in Europa
La gestione italiana del caso della Ocean Viking è stato "un brutto gesto”, “le persone sbarcate a Tolone saranno detratte dal numero che accogliamo quest'anno" nell'ambito del meccanismo di solidarietà con l'Italia. Parole attribuite - secondo quanto raccontato dalla stampa - a un membro dell'entourage del presidente Emmanuel Macron.
Intanto il Ministero dell’Interno di Parigi ha fatto sapere che dei 234 naufraghi sbarcati a Tolone, 123 sono oggetto di un "rifiuto d'ingresso" in Francia.
Ma a fare discutere ancora di più è stata la dura nota scritta dai ministri degli interni di Italia, Malta, Cipro e dal ministro greco per la Migrazione e l’Asilo. Nella nota i quattro governi attaccano la gestione dei flussi in ambito europeo - “increscioso e deludente” il numero di impegni di relocation assunti - e rimarcano come l’onere più gravoso della gestione dei flussi sia sulle spalle degli Stati del Mediterraneo.
Ancora più duro l’affondo nei confronti delle Ong: “non possiamo sottoscrivere l’idea che i Paesi di primo ingresso siano gli unici punti di sbarco europei possibili per gli immigrati illegali, soprattutto quando ciò avviene in modo non coordinato sulla base di una scelta fatta da navi private, che agiscono in totale autonomia rispetto alle autorità statali competenti», con un modus operandi «non in linea» con lo «spirito della cornice giuridica internazionale sulle operazioni di search and rescue”.
Le cose non stanno esattamente in questo modo.
Da anni, spiega Sea Watch, le autorità italiane e maltesi respingono le chiamate di aiuto da parte delle Ong che soccorrono migranti in mare, anche se si trovano nelle immediate vicinanze. “Le chiamate dai nostri aerei rimangono ignorate. I nostri filmati lo dimostrano”. Anche in un rapporto che tratta dei soccorsi effettuati nel mese di agosto, Sea Watch evidenzia come più volte le autorità maltesi, ad esempio, non abbiano avviato operazioni di salvataggio nonostante le imbarcazioni in difficoltà si trovassero in zona SAR maltese. Tali imbarcazioni venivano poi recuperate dalla guardia costiera tunisina e riportate indietro, nonostante la Tunisia, spiega Sea Watch, non possa essere categorizzata come paese sicuro.
2. Migranti in difficoltà soccorsi dalla Guardia costiera
Era partito dalla Libia con circa 500 persone a bordo, lo hanno soccorso le motovedette della Guardia costiera italiana domenica mattina a circa settanta miglia dalla costa siciliana in direzione del porto di Pozzallo nel Ragusano.
“Il peschereccio - riporta Alessandra Ziniti su La Repubblica -, uno dei tanti che i trafficanti libici stanno facendo partire negli ultimi mesi dalla Cirenaica, sulla rotta verso l'Italia, navigava in forti condizioni di rischio, nel mare in tempesta e sotto un violento temporale”.
I migranti, quasi tutti di nazionalità siriana ed egiziana, sono stati divisi in tre gruppi e divisi tra i porti di Catania, Messina e Augusta.
Si è conclusa invece tragicamente un’altra operazione di soccorso che ha visto protagonista la Guardia costiera italiana in area sar algerina - a 15 miglia dall’area sar italiana e 107 miglia dalle coste algerine: il bilancio finale è di quattro persone morte, due disperse e sette salvate dai soccorritori.
3. Il nuovo rapporto sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Moressa
Il 15 novembre è stato presentato il rapporto annuale della Fondazione Moressa che si focalizza sull’analisi delle dinamiche sociali ed economiche legate all’immigrazione in Italia.
Nonostante gli ingressi per lavoro siano in ripresa, con un aumento della concessione di permessi di soggiorno, “il primo canale di ingresso per gli immigrati in Italia è il ricongiungimento familiare (44% dei nuovi permessi). Gli ingressi per lavoro in Italia (8,5 ogni 10.000 abitanti) rimangono a un livello molto più basso rispetto alla media Ue (29,8)”. Gli stranieri residenti in Italia sono oggi stabili a quota 5,2 milioni, l’8,8% della popolazione. Secondo il rapporto, le categorie più fragili del mercato del lavoro, in particolare le donne – e soprattutto le donne straniere – sono state le più colpite. “Basti pensare che le donne straniere, che nel mercato del lavoro rappresentano il 4,2% degli occupati, hanno perso il 16,3% dei posti di lavoro scomparsi (724 mila), nel 2020, a causa della pandemia”.
“Per tornare ai livelli occupazionali pre-covid, l’Italia avrebbe bisogno di circa 534 mila lavoratori”, afferma la Fondazione Moressa nel suo rapporto. “Considerando l’attuale presenza straniera per settore, il fabbisogno di manodopera straniera sarebbe di circa 80 mila unità. La restante quota di lavoratori potrebbe arrivare valorizzando donne e giovani”.
4. Un nuovo accordo anti-migranti firmato da Austria, Serbia e Ungheria
Il cancelliere austriaco ha lanciato un feroce attacco alle misure migratorie dell'UE firmando un accordo trilaterale con Serbia e Ungheria per rafforzare la sicurezza dei confini balcanici. Lo riporta il giornalista Thomas Hill su Euronews.
I tre Paesi si sono incontrati a Belgrado per firmare un memorandum d'intesa sulle migrazioni. "Il sistema di asilo dell'UE ha fallito", ha dichiarato il cancelliere austriaco Karl Nehammer. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha dichiarato, invece, che quest'anno il suo paese ha registrato circa 250.000 tentativi di attraversamento illegale delle frontiere. “Non abbiamo bisogno di gestire la migrazione, dobbiamo fermarla”.
Nonostante la maggior parte dei migranti che attraversa i Balcani provenga da Paesi non sicuri come Afghanistan e Siria, continuano gli investimenti su una sorveglianza sempre più militarizzata: un centinaio di addetti alla sicurezza e droni sono stati inviati al confine con la Macedonia del Nord.
5. Rifugiati afghani picchiati e respinti dalla Turchia
In un nuovo rapporto dal titolo No one asked me why I left Afghanistan (Nessuno mi ha chiesto perché ho lasciato l’Afghanistan) Human Rights Watch (HRW) denuncia le violenze e le violazioni dei diritti umani ai danni dei rifugiati afghani brutalmente respinti e maltrattati in Turchia.
Tutti gli uomini e i ragazzi intervistati da Human Rights Watch al confine con l'Iran hanno subito violenze, tra pestaggi e abusi, da parte delle autorità turche. “Molti hanno anche riferito che le autorità di frontiera turche hanno sparato contro di loro mentre si avvicinavano o tentavano di attraversare il confine turco con l'Iran”, riporta HRW.
Alla luce delle violenze sistematiche della Turchia, HRW “invita l'Unione Europea e i suoi Stati membri a stabilire che la Turchia non soddisfa lo standard di "paese terzo sicuro" nel diritto dell'UE. Invita questi e altri Stati ed enti finanziatori a garantire che il loro sostegno finanziario alla Presidenza per la gestione delle migrazioni e a tutti gli enti preposti all'applicazione delle coste e delle frontiere in Turchia non sia utilizzato per negare a chiunque il diritto di chiedere asilo o di rimandarlo in luoghi in cui le loro vite o la loro libertà sarebbero minacciate o dove subirebbero torture o altri gravi danni”.
6. La CEDU ordina al Belgio di fornire alloggio ai richiedenti asilo senza casa
La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha ordinato all'agenzia belga per l'asilo Fedasil di fornire alloggio a 148 richiedenti asilo rimasti senza casa perché i centri di accoglienza nel paese sono pieni.
Il mese scorso la CEDU aveva adottato una misura ad interim in un caso simile presentato da un richiedente asilo guineano, Abdoulaye Camara. Camara era arrivato in Belgio a metà luglio e, nonostante avesse presentato domanda di asilo, non gli era stato assegnato un posto in una struttura di accoglienza ed era quindi costretto a vivere per strada.
Rivolgendosi alla CEDU, Camara ha denunciato numerosi problemi tra cui il fatto di aver sofferto il freddo, la fame e vari problemi di salute. Inoltre, ha anche denunciato la presenza di scabbia tra i richiedenti asilo, costretti a dormire per strada.
Il team di Open Migration
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