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Un nuovo caso documentato di respingimento in Libia

Foto via Twitter

I migranti soccorsi lunedì scorso dalla nave mercantile Vos Triton, imbarcazione di appoggio ad una piattaforma petrolifera nel Mediterraneo, sarebbero stati consegnati alla cosidetta Guardia costiera libica e da questa ricondotti in Libia.

1. I migranti salvati dalla Vos Triton sono stati respinti in Libia
La prima a denunciare il pericolo è stata Alarm Phone: “200 migranti salvati dalla Vos Triton rischiano respingimento in Libia”: 

La nave mercantile Vos Triton, imbarcazione di appoggio ad una piattaforma petrolifera nel Mediterraneo, aveva raggiunto e soccorso ieri (lunedì) 200 migranti in mare, che rischiavano di annegare.

Secondo Alarm Phone, la Vos Triton sarebbe “intervenuta in soccorso dei naufraghi dopo molto tempo, nonostante si trovasse sul posto, e solo in seguito alle pressioni dell'equipaggio di Seabird. Le persone erano ormai allo stremo e alcune stavano cercando di raggiungere a nuoto il mercantile".

A quanto documentato dall’aereo Seabird di Sea Watch, queste persone, in un secondo momento, sarebbero state trasbordate su una motovedetta libica contro la loro volontà e riportate indietro. Tra loro ci sarebbero anche sette bambini.


2. La nave di Msf, Geo Barents, attende da 4 giorni un porto sicuro

410 i migranti tratti in salvo in sette diversi interventi al largo delle coste libiche dalla nave Geo Barents di Medici senza Frontiere, attendono insieme all’equipaggio un porto sicuro.

La nave attende, infatti,  ancora dalle autorità maltesi e italiane l’indicazione di un pos: “24 ore di ping-pong burocratico e ancora nessuna soluzione per i soccorsi. Trattate le persone salvate come esseri umani dignitosi, non come pedine”. 

Si tratta della crisi in mare più lunga da settembre.


3. In attesa di una riforma giusta, una guida su come ottenere la Cittadinanza
Il 15 giugno del 2017 arrivava in Aula al Senato l'ultimo serio tentativo di modifica della legge sulla Cittadinanza, purtroppo rimasto incompiuto. Da allora, 858 mila alunni e alunne con passaporto straniero che crescono nelle scuole italiane e un milione e 78 mila minorenni senza cittadinanza italiana iscritti nelle anagrafi comunali, attendono una riforma all'altezza del loro presente e del futuro del Paese. In attesa di una giusta riforma, ascoltando le esigenze di molti italiani non riconosciuti, la Cild insieme a Italiani Senza Cittadinanza, ha voluto sviluppare uno strumento di autodifesa con consigli utili per affrontare il lungo e tortuoso procedimento amministrativo di riconoscimento della cittadinanza italiana. 

Le due organizzazioni pubblicano la guida “Kyr-Diritto di Cittadinanza”.

4. La cittadinanza come questione di genere
La tragica morte della giovane Saman Abbas, riapre la discussione sui diritti delle seconde generazioni, soprattutto in ottica di genere.

Saman Abbas, da cittadina italiana si sarebbe potuta salvare, titola l’Espresso, che con Rita Rapisardi spiega come”cittadinanza e permesso di soggiorno sono l’ennesimo ricatto di genere per le straniere. Alloggio, vincolo del reddito e legame familiare - denunciano Associazioni e Casa delle donne - diventano un ostacolo anche per chi vuole uscire da situazioni di violenza”.

A Giansandro Merli che su il Manifesto le chiede “Il sistema di accesso a permessi di soggiorno o cittadinanza aiuta le donne nei percorsi di autodeterminazione? l’attivista Wissal Houbabi risponde invece: “Ci sono dei permessi di soggiorno che possono tutelare, ma funzionano solo al termine di un percorso, dopo che è stata espressa chiaramente la violenza subita. Non sempre è facile. Senza lo ius soli i ricatti di padri e mariti aumentano. Serve la cittadinanza per le nate e cresciute qui come strumento di autodeterminazione. Se è tutto legato al lavoro rimani dipendente dalle volontà dell’uomo”.

La Rete per la cittadinanza, infine, chiede con un’urgenza una riforma della legge 91/92. Dopo il caso di Saman Abbas si torna a parlare di diritti per le seconde generazioni. “Per le donne ci sono ostacoli che la stessa legge impone, è compito della Repubblica rimuoverli. La nuova norma va fatta, se non ora quando?” Ne parla Eleonora Camilli su Redattore Sociale.

5. Grecia: armi sonore per disorientare i migranti
Fa discutere la scelta della Grecia di dotare le forze armate che sorvegliano il confine con la Turchia di sirene che sprigionano onde sonore superiori ai 150 decibel, metodo utilizzato già in diversi paesi per disperdere i manifestanti durante disordini di piazza. 

La nuova strumentazione verrà utilizzata allo scopo di “disorientare i migranti” che tentano di attraversare la frontiera terrestre con la Turchia lungo il fiume Evros, un confine che, ancora nel marzo del 2020, vedeva passare migliaia di persone in fuga dal conflitto siriano.

La notizia arriva pochi giorni dopo la pubblicazione di un report di Medici Senza Frontiere in cui l’organizzazione criticava fortemente Grecia e Europa per la gestione dei migranti bloccati sulle isole dell’Egeo.



6. Ripartenza: la proposta di Sant’Egidio per una migrazione meglio gestita
“Ci può essere una ‘giusta ripartenza’, ci può essere un’immigrazione ben gestita, un’immigrazione che faccia incontrare il bisogno degli italiani con quello di chi emigra ‘in legalità e sicurezza’. E per farlo la Comunità di Sant’Egidio presenta al governo Draghi quattro proposte, in vista del Consiglio Europeo del 24 e 25 giugno. Innanzitutto occorre ripristinare i flussi di ingressi regolari nei settori che hanno più bisogno di lavoratori, come la sanità, il turismo e l’agricoltura; poi per la comunità trasteverina serve reintrodurre il sistema di sponsorship private e ‘prestazione di garanzia’ per far entrare lavoratori dall’estero; ampliare la best practice dei corridoi umanitari ed estenderli ad altri Paesi europei; infine superare il Regolamento di Dublino prevedendo la possibilità, per chi si sposta per i 3 mesi consentiti dal diritto di visita, di accettare un impiego in un Paese diverso da quello di arrivo e possibilità di sponsor privati che possano richiedere l’autorizzazione all’ingresso per ricerca di lavoro per un anno”. Alessia Guerrieri su Avvenire.

7. Braccianti: in Puglia parte la vaccinazione
Nella provincia di Foggia i braccianti agricoli stranieri sono un terzo del totale, a cui si aggiungono oltre 40mila migranti che arrivano nella zona per la stagione della raccolta. Senza distanziamento, senza norme igieniche minime, la vita nelle baraccopoli in cui troppo spesso sono costretti a vivere, li espone ad un alto rischio di contagio. Proprio qui, con un’iniziativa lanciata dalla Coldiretti in collaborazione con l’associazione Casa Sankara è cominciata la campagna vaccinale dei braccianti.

Un’opportunità, spiega il Corriere Economia, “resa possibile dalla estensione del piano vaccinale alle categorie produttive che ha visto la Coldiretti protagonista a tutela della salute dei dipendenti e associati su tutto il territorio”.

 

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