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Subject Ceuta un mese dopo
Date September 1, 2026 10:19 AM
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Ceuta un mese dopo

La situazione a un mese dai fatti di Ceuta di fine luglio; il caporalato uccide ancora nel foggiano; il rapporto tra ong SAR e le autorità libiche a un anno dall’attacco armato alla Ocean Viking; persone richiedenti asilo in protesta da 700 giorni in un campo UNHCR in Niger; la nuova politica migratoria del Presidente colombiano; l’impatto degli algoritmi e dei sistemi biometrici sui diritti e sui confini.

1.Ceuta un mese dopo
A un mese dagli eventi di fine luglio che hanno portato l’attenzione sull’enclave di Ceuta, scatenando forti reazioni nell’opinione pubblica e grandi scontri tra leader europei, sono almeno 141 i corpi senza vita ritrovati al largo. Al momento, il sistema di accoglienza istituzionale è al completo e molte persone dormono in strada, ed è proprio in questo contesto che le organizzazioni della società civile sono fondamentali: accoglienza per la notte, attività durante il giorno, distribuzione di acqua, cibo e vestiti. Le persone dell’associazione Caminando Fronteras intervistate da Altreconomia ([link removed]) riportano sui fatti di quei giorni: “ C’è stata una strategia precisa. Prima di tutto si voleva sfinire le persone migranti: l’esercito le costringeva a spostarsi di posto in posto. In più, tutti i negozi erano chiusi. A parte il supporto delle associazioni, nei primi giorni le persone migranti non avev
ano accesso al cibo e all’acqua, e non avevano luoghi in cui fermarsi. Dopo aver stancato le persone, le si accompagnava in frontiera, con camion militari e autobus: come si può parlare di un ritorno volontario quando togli il cibo, l’acqua, la possibilità di riposare? Stiamo parlando di famiglie con bambini anche piccoli, donne incinta, minori stranieri non accompagnati, persone provenienti da paesi in guerra.” Ad oggi ([link removed]) , la maggior parte delle persone che hanno attraversato il confine in quei due giorni di luglio sono tornate in Marocco, mentre circa 2000-3000 persone sembrano essere ancora a Ceuta, tra cui confermati 860 minori accolti in luoghi di accoglienza temporanea. Sanchez ha annunciato il trasferimento di circa 500 MSNA in Spagna continentale per ricevere misure di accoglienza appropriate in attesa di un esito della procedura di asilo, grazie anche a un fondo di emergenza in negoziazione
con l’UE. Intanto, Margarita Robles ([link removed]) , ministra della Difesa spagnola, ha nuovamente messo in guardia il Marocco dopo che Rabat ha riaffermato le proprie pretese di sovranità sulle due enclave spagnole, rivendicandole sulla base di presunti «diritti storici e geografici.
Invece, in Marocco, moltissime persone da giorni sostano vicino al confine in cerca dei familiari scomparsi, come riporta Infomigrants ([link removed]) . É stato aperto un ufficio speciale per le persone scomparse e i social media stanno avendo un ruolo fondamentale per il ricongiungimento di molti nuclei. Nonostante ciò, molti dei corpi rinvenuti non sono ancora stati riconosciuti e non si può più aspettare a seppellirli.

2. Sadam, l'ennesima vittima del caporalato del foggiano
Inizialmente era incerto se si fosse trattata di una morte sul lavoro occultata o di una vera e propria esecuzione, riporta il Manifesto ([link removed]) . Dopo giorni di preoccupazione degli amici e del fratello, il corpo di Sadam Houssain, 32enne pakistano, scomparso il 4 agosto, è stato trovato dai carabinieri in stato di decomposizione nel baule di una macchina abbandonata. Sadam era in italia da circa 5 anni, aveva un permesso di soggiorno per protezione speciale, viveva a Ippocampo con altri connazionali e sembra accompagnasse spesso con la sua auto amici e colleghi a lavorare nei campi della zona. Pochi giorni fa è arrivatal’autopsia ([link removed]) : Sadam è sarebbe stato picchiato e accoltellato, si ipotizza per un regolamento di conti per dinamiche di caporalato. Con temperature che raggiungono i 60 gradi nei campi, dall’inizio
dell’anno Sadam è il quarto morto nell’area di Borgo Mezzanone, il più grande ghetto di braccianti d’Europa. Il PNRR aveva destinato 82 milioni di euro al superamento dei 17 ghetti presenti nel foggiano, che tuttavia non sono mai stati spesi. Fanpage ([link removed]) riporta le parole di Antonio Ligorio, segretario Flai-Cgil Puglia: “(..) C'è la necessità di superare i ghetti per arginare le situazioni di ricatto e di isolamento, ma l'unico modo per farlo è creare alloggi dignitosi. Pensiamo che a Borgo Mezzanone non c'è acqua potabile: quando arriva con i serbatoi viene versata nelle cisterne, ma può essere utilizzata solo per lavarsi".

3. Navi SAR e autorità libiche, a un anno dall’attacco armato alla Ocean Viking
La flotta civile denuncia un aumento di episodi di accerchiamento e minaccia da parte di imbarcazioni attribuibili alle autorità libiche, sia nei confronti delle imbarcazioni precarie che cercano di attraversare il Mediterraneo, spesso trasferendo le persone e riportandole in Libia, ma anche contro le navi SAR che pattugliano il Mediterraneo, riporta Euronews ([link removed]) . A un anno dall’attacco armato alla Ocean Viking, SOS Méditerranée riporta ciò che viene documentato tramite gli aerei della flotta civile: “Queste imbarcazioni sono state osservate mentre effettuavano intercettazioni violente, in particolare speronando deliberatamente imbarcazioni con a bordo persone in pericolo ed eseguendo manovre che mettevano a rischio vite umane.” Allo stesso tempo, la Sea-Watch 5
([link removed]) si trova in questo momento nel porto di Napoli, con un fermo amministrativo di 45 giorni e una sanzione di 7.500 euro. La ONG tedesca rivendica ([link removed]) che non ha deliberatamente comunicato con le autorità libiche durante le operazioni di salvataggio: “Sono queste le “autorità competenti” a cui si riferisce il ministro Piantedosi? Le stesse a cui l’Italia ha versato un miliardo di euro in navi, fondi e addestramento, per poi vederle usare regolarmente per catturare e uccidere persone in mare, e riportarle nei lager gestiti dai trafficanti? L’Italia e l’Europa hanno dato, e continuano a dare, legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west. Non sono fantasie: a questi fatti corrispondono nomi e cognomi precisi. Non ci siamo dimenticati di personaggi come Bija, Almasri e Saddam Haftar:
criminali internazionali accusati, tra gli altri reati, di traffico di esseri umani, con cui il Governo italiano ha stretto, e continua a stringere, accordi. Noi non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il Governo italiano può dire lo stesso?”.

4. 700 giorni di protesta ad Agadez, Niger
Rifugiati dal Sudan, dall’Eritrea e dall’Etiopia, ma anche persone deportate illegalmente da Algeria, Libia e Tunisia, che da 700 giorni manifestano davanti al “centro umanitario” gestito dall’UNHCR in cui sono accolti in Niger. Protestano contro le condizioni di vita nel campo, che, nonostante varie visite istituzionali incuriosite dalle mobilitazioni giornaliere, rimangono critiche. Si tratta dell’ennesimo campo finanziato dall’Unione europea in attuazione di una strategia di contenimento della migrazione e di esternalizzazione della sua gestione. Da un’intervista a David Yambio ([link removed]) , uno dei portavoce di Refugees in Libia: “Non si tratta semplicemente di una crisi umanitaria o di mere carenze operative dell’UNHCR, bensì di un più ampio meccanismo sistemico in cui le persone rifugiate sono sempre più sottoposte a logiche di contenimento, anziché essere protette. Risolvere la situazione ad Agadez (...) richiede
che l’UNHCR recuperi l’indipendenza necessaria per contrastare gli abusi commessi dagli Stati e che l’Europa ponga fine alle politiche di esternalizzazione.” Commenta Melting Pot ([link removed]) : “Il clima di sopraffazione e di impunità che si respira ad Agadez è lo stesso di tanti altri luoghi di contenimento delle migrazioni, sparsi a varie latitudini. Luoghi che hanno tutti delle caratteristiche comuni: ridurre le persone in movimento a funzioni (di vittima o di minaccia), allontanarle dallo sguardo pubblico, privarle della loro capacità di agire e – quando invece la mostrano, contestando il sistema in cui sono inserite – reprimerle e isolarle. Il proliferare di campi profughi permanenti creati su richiesta europea, come quello di Agadez, lungo le rotte migratorie in Africa ha svuotato di senso il diritto di asilo, delegando a enti e paesi terzi che non sono in grado di offrire una protezione effettiva."

5. Cambio di rotta: per prima cosa Abelardo de la Espriella vuole espellere gli immigrati Venezuelani dalla Colombia
Finora la Colombia era stata presa come un buon esempio in tema di gestione dei flussi migratori, in particolare provenienti dal venezuela. Il Post ([link removed]) riporta come tutto è cambiato con l’elezione del nuovo Presidente Abelardo de la Espriella, leader di estrema destra molto vicino ai movimenti trumpiani statunitensi, che ha annunciato una politica a “tolleranza zero” sotto lo slogan “prima i colombiani, poi i colombiani, e infine i colombiani, sia chiaro!”. Questa nuova politica sembrerebbe perseguire obiettivi securitari per il contrasto ai crimini e ai gruppi criminali. Euronews ([link removed]) riporta: “L’ordine impartito alle autorità competenti in materia di immigrazione è chiaro: in primo luogo coloro che commettono reati; in secondo luogo coloro che non hanno regolarizzato la propria
posizione e che, a tempo debito, dovranno essere espulsi.” Così ha dato l’ordine di iniziare le espulsioni, che riguarderanno soprattutto la diaspora venezuelana che vive attualmente in Colombia - 2,8 milioni di persone tra cui 527.000 senza documenti, costituendo il 90% delle persone immigrate nel Paese. L’opposizione parla ([link removed]) di una vera e propria “ICE colombiana contro i compagni latino-americani”.

6. Frontiere algoritmiche: quando i dati decidono chi ha diritto ai diritti
Dalla stima automatizzata dell’età dei minori nel Regno Unito al nuovo Eurodac, algoritmi e sistemi biometrici stanno ridisegnando le frontiere europee. Tecnologie fallibili e poco trasparenti possono incidere sull’accesso all’asilo, alla protezione e all’accoglienza. Mentre cresce l’investimento nella sorveglianza, le garanzie previste dall’AI Act si assottigliano proprio ai confini. E ciò che oggi viene sperimentato su migranti e rifugiati rischia di diventare domani la norma per tutti. L’analisi di Clara Geraci su Open Migration ([link removed]) .

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