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Tutti contro Sanchez, tutti pro nazionalismo e suprematismo bianco
La rappresentazione e la narrazione di Ceuta della destra europea; tra soccorso azione “senza tregua” nella Manica; novità e criticità delle disposizioni della nuova direttiva anti-tratta; Tre importanti sentenze sul diritto d’asilo in Italia; il nuovo report dell’Asylum Information Database (AIDA) sull’Italia; due casi di successo di contenzioso strategico dal basso; dati e percezione del legame tra immigrazione e criminalità.
1. La strumentalizzazione dei fatti di Ceuta della destra europea
A fronte dello spostamento di massa di molte persone dal Marocco a Cauta la scorsa settimana, i leader di destra europei non hanno person un attimo a puntare il dito contro Sanchez e le sue politiche di regolarizzazione. In realtà, come riportato dal Guardian ([link removed]) , diversi fattori hanno contribuito all’aumento dei recenti attraversamenti di massa: disinformazione largamente diffusa sui social rispetto a una recente sentenza della Corte spagnola e controlli allentati sul confine marocchino. Ma sussistono anche speculazioni sull’implicazione proattiva del Marocco nel creare tensioni con la Spagna che si trova in trattativa con l’Algeria, mentre il governo marocchino attribuisce la responsabilità a gruppi criminali. L’autore elabora: “La pressione migratoria coercitiva, come dimostrano i fatti, è tanto più efficace quanto più i Paesi di destinazione sono politicamente divisi e inclini
allo scontro reciproco. È esattamente ciò a cui stanno contribuendo l'estrema destra e diversi leader di governo, che, attribuendo responsabilità alla Spagna e alimentando lo spettro di una nuova crisi migratoria come quella del 2015, finiscono per esasperare ulteriormente il dibattito.” In un altro articolo del Guardian ([link removed]) , Ceuta viene definita come “pornografia del confine”, ovvero un luogo per l'estrema destra globale sul quale proiettare le proprie fantasie più cupe e apocalittiche. Ma non solo: la vicenda di Ceuta risponde anche all'esigenza di trasformare la retorica anti-immigrazione in uno spettacolo mediatico. Le immagini e i video circolati negli ultimi giorni, realizzati quasi esclusivamente con riprese dall'alto o a grande distanza, tenderebbero infatti a rappresentare le persone migranti come una folla indistinta e omogenea, cancellandone le storie
individuali e alimentando una narrazione che li assimila indiscriminatamente a una minaccia. Attraverso questa rappresentazione e narrazione, la destra europea rende invisibili le persone migranti, alimentando allo stesso tempo nazionalismo e suprematismo bianco. Difatti ([link removed]) , colpisce che, di fronte alla tragedia di Ceuta, nelle dichiarazioni ufficiali dei leader politici europei non vi sia alcun riferimento alle decine di vittime né alcuna espressione di cordoglio.
2. 173 persone salvate nella Manica
Martedì scorso ([link removed]) , in un’operazione congiunta, le autorità di controllo dei confini di Francia e Regno Unito hanno soccorso 173 persone (fonti precedenti ([link removed]) riportano 153) a bordo di una piccola imbarcazione che ha preso fuoco durante un tentativo di attraversamento del canale della Manica. Aljazeera ([link removed]) spiega che, durante la notte, era stato necessario l’intervento della guardia costiera francese per il soccorso di cinque persone. Secondo un comunicato ([link removed]) diffuso martedì dalle autorità francesi, le persone a bordo dell'imbarcazione avevano inizialmente rifiutato l'assistenza offerta dai soccorritori. Le autorità hanno
spiegato di aver scelto di non procedere al trasbordo forzato, ritenendo che la fragilità strutturale dell'imbarcazione, gravemente sovraffollata, avrebbe potuto aumentare il rischio di un naufragio e mettere ulteriormente in pericolo la vita delle persone migranti. Dunque, l’imbarcazione ha proseguito l’attraversamento, fino al momento in cui il motore ha preso fuoco. A seguito del soccorso, tutte le persone soccorse sono state riportate a Boulogne-sur-Mer. Come commenta Politico ([link removed]) , questo episodio è accaduto proprio il giorno dopo che il nuovo ministro inglese Andy Burnham aveva promesso un'azione "senza tregua" per impedire ai migranti di raggiungere il Regno Unito a bordo di piccole imbarcazioni, a fronte di circa 2.000 ingressi irregolari nelle prime due settimane di mandato.
3. Cosa cambia con il D. Lgs. 119/26, che recepisce la nuova direttiva anti-tratta
La nuova direttiva europea anti-tratta (direttiva (UE) 2024/1712 ([link removed]) ) sostituisce la direttiva 2011/36/UE in materia di prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e di protezione delle vittime. Tra le novità principali ([link removed]) , c’è l’ampliamento delle forme di sfruttamento che possono costituire reato di tratta, includendo il matrimonio forzato, l'adozione illegale e lo sfruttamento della maternità surrogata. Tuttavia, tali pratiche non costituiscono automaticamente tratta di esseri umani. Affinché possano essere qualificate come tali, devono soddisfare i criteri previsti dal Protocollo di Palermo delle Nazioni Unite, che richiede la presenza congiunta di tre elementi: un atto (ad esempio il reclutamento, il trasporto o l'occultamento di una persona), dei mezzi (quali coercizione, inganno o abuso) e uno scopo di sfruttamento
finalizzato al profitto del trafficante. Tutti gli Stati UE dovevano trasporre questa direttiva nel quadro legislativo domestico entro il 15 luglio 2026, con l’incoraggiamento da parte di molte organizzazioni di non limitarsi a una trasposizione delle disposizioni, ma garantire anche una riforma dei servizi e delle tutele per le vittime. L’Italia l’ha fatto appena in tempo con il d. Lgs. 199/2026 ([link removed]) , in vigore dal 16 luglio. Melting Pot ([link removed]) ha pubblicato un commento legale al decreto, anche alla luce dell’implementazione parallela del nuovo Patto UE.
La novità più rilevante è l'istituzione del periodo di recupero e riflessione di 45 giorni, durante il quale la persona non può essere espulsa e può accedere a misure di assistenza specializzata. Il decreto rafforza inoltre il Meccanismo Nazionale di Referral, prevedendo procedure standard per l'identificazione precoce delle vittime e un maggiore coordinamento tra il sistema anti tratta e quello della protezione internazionale. Viene estesa la tutela ai richiedenti asilo potenziali vittime di tratta, rafforzata la protezione dei minori stranieri non accompagnati e introdotto il coinvolgimento degli enti antitratta sin dalle prime fasi dello screening. Inoltre, sono rafforzati il sistema di indennizzo, il coordinamento nazionale e il diritto al lavoro durante l'attesa del rilascio del permesso di soggiorno. Sul piano penale ([link removed]) , vengono ampliate le finalità di sfruttamento
rilevanti per il reato di tratta, è istituito il nuovo reato di sfruttamento delle prestazioni della vittima ed aggravanti per diffusione di materiali online. Tuttavia, il principale nodo interpretativo riguarda l’interazione tra queste maggiori tutele e le procedure di frontiera previste dal Patto UE. Difatti, le esigenze di protezione delle potenziali vittime di tratta sembrerebbero incompatibili con le procedure accelerate, il trattenimento e l'accoglienza negli hotspot, rendendo necessaria l'uscita dalla procedura di frontiera e il trasferimento sul territorio.
4. Tre importanti sentenze sul diritto d’asilo in Italia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22804/2026 ([link removed]) , ha stabilito che, nelle controversie relative alle domande reiterate di protezione internazionale, la competenza territoriale spetta al Tribunale del luogo di effettiva dimora o domicilio del richiedente, qualora questi non sia trattenuto né ospitato in un centro di accoglienza. Richiamando un proprio precedente del 2024, la Cassazione ribadisce il principio di prossimità e tutela il diritto a un ricorso effettivo, evitando che scelte organizzative della Pubblica Amministrazione possano ostacolare l'accesso alla giustizia dei richiedenti asilo. Invece, Il Tribunale di Venezia, con l’ordinanza del 25 giugno 2026
([link removed]) , ha ordinato alla Questura di Torino di rilasciare entro 30 giorni il permesso di soggiorno temporaneo per richiesta di protezione speciale, dopo che l'amministrazione aveva ignorato per mesi un provvedimento cautelare che riconosceva il diritto del richiedente a rimanere in Italia. Per garantire l'effettività della decisione, il Tribunale ha imposto il pagamento di 50 euro per ogni giorno di ritardo nel rilascio del permesso e la copertura delle spese di lite al Ministero dell'Interno. La decisione costituisce un importante precedente contro l'inerzia delle Questure nell'esecuzione dei provvedimenti giudiziari. Infine, con decreto del 4 agosto 2026 ([link removed]) , il Tribunale di Trieste ha stabilito che la
nuova procedura di frontiera prevista dal Patto UE su migrazione e asilo non è ancora applicabile, poiché manca il decreto del Ministero dell'Interno necessario a individuare le zone di frontiera e di transito in cui essa può essere svolta. Di conseguenza, ha ritenuto illegittima l'applicazione della procedura accelerata di frontiera a una cittadina colombiana, potenziale vittima di tratta e affetta da diabete, disponendo il passaggio al rito ordinario previsto dall'art. 35-bis del d.lgs. 25/2008 e la sospensione automatica del provvedimento impugnato. La decisione rappresenta uno dei primi arresti giurisprudenziali sull'attuazione del nuovo quadro normativo del Patto UE, chiarendo che la procedura di frontiera non può essere applicata in assenza dei presupposti normativi previsti.
5. Nuovo report dell’Asylum Information Database (AIDA) sull’Italia
Il nuovo rapporto AIDA ([link removed]) pubblicato a luglio 2026 evidenzia gli importanti sviluppi nel sistema italiano di asilo durante il 2025, caratterizzati soprattutto da interventi giurisprudenziali e dall'ulteriore consolidamento delle politiche di controllo delle frontiere. Sebbene il numero delle domande di protezione internazionale sia diminuito rispetto al 2024, esso rimane elevato, mentre il tasso di riconoscimento della protezione continua a ridursi. Persistono inoltre significative difficoltà nell'accesso alla procedura di asilo, con ritardi nella registrazione delle domande da parte delle Questure che hanno dato luogo a numerosi contenziosi e a decisioni dei tribunali a tutela del diritto di accesso. Sul piano europeo, la sentenza della Corte di giustizia dell'UE sul concetto di Paese di origine sicuro rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti, incidendo direttamente sull'applicazione del Protocollo
Italia-Albania e sulle procedure accelerate di frontiera. Per quanto riguarda il sistema Dublino, prosegue la sospensione della maggior parte dei trasferimenti verso l'Italia, nonostante l'aumento delle richieste in uscita. In materia di accoglienza, alcune pronunce hanno rafforzato le garanzie dei richiedenti asilo, chiarendo che il diritto all'accoglienza non può essere escluso per il solo ritardo nella presentazione della domanda. Il rapporto conferma inoltre il ruolo predominante dei CAS rispetto al sistema SAI e segnala l'espansione del ricorso alla detenzione amministrativa nelle procedure di frontiera e di rimpatrio, nonché la prosecuzione degli strumenti amministrativi introdotti durante lo stato di emergenza migratoria. Nel complesso, il 2025 conferma una crescente centralità delle misure di controllo e contenimento dei flussi migratori, bilanciata da un'intensa attività della giurisprudenza nazionale ed europea volta a riaffermare le garanzie fondamentali dei richiedenti asilo.
Parallelamente, è stato pubblicato anche un approfondimento sulla protezione temporanea ([link removed]) in Italia attraverso uno specifico Annex.
6. Contenzioso strategico dal basso: due sentenze confermano che il requisito di cittadinanza è un ostacolo illegittimo all’accesso alle professioni
Grazie a due casi di contenzioso strategico promossi della società civile, le Corti dichiarano illegittimo il requisito di cittadinanza per l’accesso all’albo dei pedagogisti e degli educatori professionali socio-pedagogici e per l’accesso ai concorsi per funzionari ai Ministeri. Queste due recenti sentenze hanno permesso di cancellare le ennesime norme contenenti requisiti discriminatori ai danni di professioniste e professionisti provenienti da Paesi extra-UE. Ce ne parla Daniela Ionita su Open Migration ([link removed]) .
7. Immigrazione e criminalità, il mito che i numeri smentiscono
La questione criminale è sempre anche una questione sociale. Leggerla con le lenti lombrosiane è antistorico, ascientifico. Considerare la criminalità solo una questione di sicurezza è sciocco e suicida. L’Italia sarebbe un paese più sicuro con meno immigrati? Non c’è viaggio in treno, discorso in un bar, chat o conversazione social dove non si accostino criminalità e immigrazione. Un accostamento fondato sulla mera percezione. Quella percezione sulla base della quale si sono costruite, negli ultimi trent’anni, le politiche di sicurezza sia a livello italiano che europeo. Su Open Migration, Patrizio Gonnella ([link removed]) propone un’analisi che ripercorre l'evoluzione delle politiche migratorie e della sicurezza in Italia, mettendo a confronto percezioni diffuse e dati sulla popolazione detenuta.
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