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Subject Ceuta e Melilla - cosa sta succedendo realmente?
Date August 3, 2026 11:10 AM
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Ceuta e Melilla - cosa sta succedendo realmente?

50.000 persone raggiungono Ceuta e Melilla; aumentano le persone trafficate e sfruttate in centri per truffe; tra 165 sopravvissuti all’attraversamento della Manica un diciannovenne viene accusato di scafismo; la rotta atlantica diventa sempre più frequente e pericolosa attacchi e violenze xenofobe in Sudafrica; la rubrica di interviste sul nuovo Patto UE di Melting Pot; perché le famiglie italiane mettono radici fuori dai confini.

1. Ceuta - cosa sta succedendo realmente?

Ceuta è un territorio di eredità coloniale spagnola, ovvero un enclave in territorio marocchino. Per questo motivo, rappresenta una frontiera sempre più sfidata, a piedi o a nuoto, ma molto pericolosa. Già nella settimana scorsa ([link removed]) , erano stati circa 1.000 gli arrivi, molti a nuoto, 4 morti e almeno 20 persone disperse. Moltissime le famiglie che si sono affidate al quotidiano locale El Faro de Ceuta per cercare i figli, i fratelli, gli amici scomparsi, condividendo foto, descrizioni e contatti telefonici. I tentativi di raggiungere l’enclave dal Marocco sembravano essere aumentati in seguito a una sentenza ([link removed]) della Corte Suprema che esclude l’applicazione
degli “respingimenti a caldo”, ovvero il rigetto automatico della domanda di protezione in caso di intercettazione in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto, e rende obbligatoria l’applicazione della procedura di rimpatrio ordinaria, con le necessarie tutele procedurali. Da giovedì scorso, si sono registrati ([link removed]) circa 50.000 ingressi e almeno 84 persone morte nel tentativo di raggiungere Ceuta e Melilla, altra enclave spagnola sulla stessa costa. Alla luce delle notizie degli ultimi giorni, molti parlano di pressioni diplomatiche: “I confini, è ormai noto, sono usati come strumento di pressione diplomatica: la loro “apertura” o “chiusura” risponde a interessi geopolitici legati al Sahara occidentale, ai rapporti tra Spagna, Marocco e Algeria, agli equilibri di potere nella regione. Ma spiegare tutto con la volontà di Rabat di esercitare pressione politica significa ignorare una realtà fondamentale: che
la spinta sociale è reale, esiste e preme come non mai alle frontiere”, riporta Melting Pot. Ma questa interpretazione non basta ([link removed]) a comprendere il motivo dietro al quale così tante persone, donne, uomini, giovanissime e giovanissime, perfino bambini, hanno deciso di tentare questa via per sfuggire a disoccupazione, precarietà, assenza di prospettive, e repressione politica in Marocco.

2. “Scam centres” in Asia, l’OIM lancia l’allarme per traffico di persone
Come riportato da Reuters ([link removed]) , si stima siano circa 300.000 le persone che lavorano forzatamente in questi "centri per truffe” in Myanmar, Cambogia e Laos. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) lancia l’allarme ([link removed]) per l’aumento di traffico di esseri umani e grave sfruttamento in Asia: “Le persone rinchiuse nei complessi destinati alle truffe sono vittime di tratta, costrette a commettere reati attraverso violenza, minacce e coercizione. Meritano protezione, non punizione”, ha dichiarato la Direttrice generale dell'OIM, Amy Pope. Si tratta di persone provenienti da diversi Paesi, addescate tramite annunci online di impieghi ben retribuiti con i soli requisiti di una buona conoscenza dell’inglese e un diploma universitario. Una volta arrivati, vengono privati
del passaporto e rinchiusi in questi complessi, dove sono costretti ad eseguire truffe online, sotto sorveglianza continua e minacciati con la forza. Alcune persone riescono a fuoriuscire da questa situazione di sfruttamento solo grazie a retate da parte delle forze dell’ordine, anche se spesso rischiano di andare in contro a processi penali per truffa, oltre a dover sopportare il peso dei traumi e dello stigma che ne derivano. Infatti, riportano che all’interno di questi centri sono state sottoposte a tortura, abusi sessuali, privazione del cibo e isolamento. L’OIM rinforza il messaggio che “le persone costrette a commettere reati all'interno dei centri per le truffe sono vittime di tratta, non criminali, e dovrebbero essere protette, non punite.” Anche l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga ed il Crimine (UNODC) sottolinea ([link removed]) che si tratta di un
fenomeno in espansione: “Alla fine del 2025, le vittime identificate provenivano da quasi 80 diverse nazionalità e, sebbene il Sud-est asiatico rimanga uno dei principali poli di questo fenomeno, il modello si sta diffondendo sempre più anche in Medio Oriente, Africa, Europa orientale e sud-orientale, Asia meridionale, Pacifico, America Latina e Caraibi.”

3. UK, diciannovenne accusato di scafismo
Un’imbarcazione di circa 13 metri, partita dalle coste francesi, ha attraversato il canale della Manica e, dopo essere stata intercettata dalla polizia di frontiera, ha raggiunto Dover con 165 persone a bordo ([link removed]) . Tra queste, al momento dello sbarco, Chan Mathok Atak, un ragazzo di 19 anni di origine sudanese, è stato arrestato e detenuto in attesa del processo, con l’accusa di “aver navigato mettendo in pericolo la vita delle altre persone”. La BBC ha riportato che la prima udienza si è tenuta lunedì 27 luglio e il giovane ha negato di aver guidato l’imbarcazione. E ancora la BBC ([link removed]) chiarisce che: “l’endangerment at sea è un nuovo reato introdotto dal governo guidato da Sir Keir Starmer per colpire coloro che sono accusati di aver condotto piccole imbarcazioni attraverso il Canale della Manica. A giugno, due uomini sono stati i primi a essere
condannati per questo reato, ricevendo entrambi pene detentive superiori a due anni.”

4. La rotta atlantica è sempre più pericolosa
Nelle scorse settimane, 165 persone ([link removed]) sono state portate in salvo dalle autorità spagnole e sbarcate a El Hierro, la più piccola delle isole Canarie. Tuttavia, nelle stesse settimane sono stati molteplici gli episodi tragici registrati sulla rotta atlantica dall’Africa Occidentale - sono almeno 144 le persone disperse in quei giorni, secondo l’UNHCR, e almeno 168 i morti confermati nelle settimane precedenti. Dall’altra parte, da quando la Spagna ha aumentato i fondi allocati alla Mauritania per il controllo delle migrazioni, sono aumentate le intercettazioni: 17 operazioni di intercettazione e sbarco dall’inizio del 2026 per un totale di 2.147 persone. Come riportato da Infomigrants ([link removed]) , una di queste recenti operazioni di soccorso è iniziata dopo che le autorità
mauritane hanno ricevuto una segnalazione da un'imbarcazione con a bordo circa 160 persone, partita da Bufaloto, in Gambia. Il natante sembrava aver subito un guasto tecnico ed è rimasto senza carburante, andando alla deriva per circa 25 giorni prima di entrare nelle acque mauritane. Le squadre di soccorso hanno tratto in salvo solo 37 persone sopravvissute e recuperato almeno un corpo dall'imbarcazione. Un’operazione successiva ha invece permesso di mettere in salvo 179 persone, portando a 387 il numero complessivo dei sopravvissuti nelle tre operazioni effettuate tra il 14 e il 18 luglio.

5. Attacchi e violenze xenofobe in Sudafrica
Manifestazioni anti-immigrazione e attacchi violenti ai danni di cittadini nigeriani residenti in Sudafrica e saccheggiato negozi gestiti da persone immigrate, riporta Reuters ([link removed]) . A seguito delle violenze, la Nigeria ha rimpatriato circa 1.490 cittadini e sta incoraggiando le vittime degli attacchi a sporgere denuncia nella speranza di ottenere un rimborso per i danni subiti. Il Sudafrica promette di portare a processo le persone responsabili delle violenze, ma il governo Nigeriano esige anche più garanzie per i propri cittadini. Tra le vittime degli attacchi xenofobi anche persone provenienti da Zimbabwe, Mozambico, Malawi, Etiopia e Somalia. Si legge su Repubblica ([link removed]) : “Si contano a decine di migliaia le
persone, molte delle quali anche con regolari permessi di soggiorno, che hanno cercato rifugio in campi di accoglienza improvvisati o hanno deciso di rientrare nei rispettivi Paesi d'origine, proprio per timore di ulteriori violenze. Sono moltissime le testimonianze raccolte che illustrano una situazione di gravissima insicurezza, soprattutto per le famiglie con bambini, costrette a fuggire nel cuore della notte, o per negozi dati alle fiamme, minacce di morte e aggressioni fisiche indiscriminate molte delle quali - si denuncia - impunite.”

6. Una cassetta degli attrezzi al tempo del Patto UE
Alla luce dell’entrata in vigore del nuovo Patto Asilo e Migrazione, Melting Pot ha inaugurato una nuova rubrica che, tramite interviste a professor3 e ricercator3, esplora diverse prospettive che presentano strumenti teorici e politici per contestare la governance europea delle frontiere.
Nella prima intervista, Martina Tazzioli ([link removed]) ha spiegato il cambio di paradigma dietro al nuovo pacchetto normativo comunitario: tra confinamento, precarizzazione e smantellamento dell'asilo, serve un nuovo sguardo critico per leggere il presente.
Invece, secondo Miguel Mellino ([link removed]) , intervistato nel secondo episodio della serie di interviste, il Patto UE non segna una rottura, ma radicalizza logiche di controllo, razzializzazione e governo delle migrazioni già radicate nell'Unione europea. Mellino invita a leggere queste trasformazioni alla luce del colonialismo, del razzismo strutturale e della crisi dell'egemonia occidentale, per costruire nuovi strumenti teorici e politici di opposizione.
Nell’ultima intervista finora pubblicata, Sandro Mezzadra ([link removed]) riflette sul ruolo delle migrazioni, sulle nuove forme di controllo e sulle possibilità di costruire pratiche di solidarietà e conflitto, partendo dalla lettura del Patto sotto una lente di trasformazione più ampia del governo delle frontiere.

7. Genitori altrove: perché le famiglie italiane mettono radici fuori dai confini
Mentre in Italia il dibattito pubblico si concentra sulla denatalità e sull’emigrazione dei giovani qualificati, c’è un fenomeno che sta assumendo dimensioni significative: quello delle famiglie italiane che scelgono di vivere all’estero e di crescere lì i propri figli. Dalle nascite oltreconfine alla flessibilità dei congedi paritari, circa 40 mila minori all'anno crescono fuori dall'Italia. I dati e le storie dell'indagine "Crescere Expat" rivelano come la mobilità giovanile si stia trasformando in un radicamento definitivo. Ce ne parla Romina Vinci su Open Migration ([link removed]) .

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