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Tra regolarizzazioni e respingimenti: l'Europa divisa sulle migrazioni
La Spagna sceglie l'inclusione, mentre il resto d'Europa si confronta con nuovi arrivi via mare, rimpatri contestati, controlli alle frontiere, mancanza di trasparenza dei CPR, inumane condizioni di lavoro dei braccianti in Italia, decisioni dei tribunali e richiami alla tutela dei diritti fondamentali.
1. Spagna, oltre 900mila migranti verso la regolarizzazione
La procedura straordinaria avviata dal governo di Pedro Sánchez ha già coinvolto circa 900mila persone prive di un permesso di soggiorno, superando le previsioni iniziali, come riportato da Melting Pot ([link removed]) . La misura punta a far emergere il lavoro irregolare, rafforzare l'inclusione sociale e rispondere alle esigenze del mercato del lavoro in un Paese segnato dall'invecchiamento demografico. “«Stiamo effettuando un controllo finale su tutte le persone che si sono recate nei nostri uffici e alle quali, all’inizio del processo, potevano mancare alcuni documenti», ha dichiarato ([link removed]) a Reuters Elena Muñoz, coordinatrice del team legale della Commissione spagnola per i rifugiati (CEAR). La Spagna
adotta dunque politiche in controtendenza rispetto alle attuali politiche migratorie dell’Unione Europea. All’inizio di questo mese infatti l’Unione ha portato a termine una profonda riforma del proprio sistema migratorio con l’entrata in vigore del Nuovo Patto Europeo Asilo e Migrazione. Come si legge su Politico ([link removed]) : “In una lettera inviata all’inizio di questo mese ai rappresentanti permanenti dei paesi membri dell’Unione, il governo spagnolo ha espresso la propria opposizione alle nuove politiche, citando «i gravi dubbi di natura giuridica, di politica estera e operativa sollevati dai centri di rimpatrio, nonché la mancanza di proporzionalità di alcune misure». Il paese ha invece invitato l’UE ad adottare norme in materia di migrazione fondate sul «pieno rispetto del diritto internazionale e dell’Unione europea»”.
2. Fermare i rimpatri verso l'Afghanistan
Amnesty International chiede ([link removed]) all'Unione europea di abbandonare i piani di espulsione dei cittadini afgani e di interrompere i negoziati con i talebani sulla riammissione delle persone migranti. Secondo Info Migrants ([link removed]) ed Euronews ([link removed]) infatti, il 23 giugno funzionari della Commissione europea e di 15 Stati membri avrebbero incontrato a Bruxelles una delegazione talebana per discutere dei rimpatri dei cittadini afgani, in un “confronto tecnico” fortemente criticato da organizzazioni per i diritti umani perché ritenuto un passo verso la legittimazione del regime. Secondo Amnesty, l'Afghanistan "non può in alcun modo essere considerato un Paese sicuro per i rimpatri" e le persone rinviate
rischiano persecuzioni, detenzione arbitraria, torture e sparizioni forzate.
3. Si muore di caldo, soprattutto se sei un bracciante
Haddad Taher, bracciante agricolo di 55 anni, è deceduto a Borgocarbonara, in provincia di Mantova. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c'è un malore legato alle alte temperature, mentre sono in corso gli accertamenti sulle condizioni di lavoro. Come si legge su Rai News ([link removed]) la CGIL denuncia una situazione ormai strutturale, parlando di "strage" e sostenendo che le ordinanze contro il caldo sono inefficaci in assenza di controlli adeguati, soprattutto nei contesti segnati da sfruttamento e caporalato. Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano ([link removed]) : “Si muore come cent’anni fa nei campi, in mezzo a un’indifferenza che sembra quella di cent’anni fa. Stiamo normalizzando il fatto
che uno debba morire di lavoro in giornate in cui c’è un’allerta sanitaria. E’ una cosa che non sta né in cielo né in terra”. La tragedia si inserisce in un contesto di forte vulnerabilità dei lavoratori agricoli migranti: come racconta Info Migrants ([link removed]) , molti vivono in insediamenti informali privi di ombra, acqua potabile e servizi essenziali, dove "chi torna dai campi non ha alcun modo per rinfrescarsi" e i problemi legati al caldo estremo sono sempre più frequenti.
4. Nuovi sbarchi a Creta e alle Canarie
Un gruppo di 79 persone, tra cui dieci minori, è approdato sull'isola di Creta a bordo di piccole imbarcazioni partite dalla Libia. Come si legge su Info Migrants ([link removed]) , le persone sono state soccorse dalle autorità greche e trasferite in una struttura temporanea per l'identificazione e l'assistenza. Nello stesso periodo, alle Isole Canarie i servizi di soccorso spagnoli hanno tratto in salvo ([link removed]) circa 200 persone in diverse operazioni di ricerca e salvataggio al largo di Lanzarote ed El Hierro, a conferma della persistente pressione lungo le principali rotte del Mediterraneo e dell'Atlantico.
5. Accesso limitato e ostacolato al CPR di Gjadër
Una delegazione ([link removed]) di eurodeputati ha fatto visita alle strutture costruite nell’ambito dell’accordo Italia-Albania, tuttavia, l’accesso integrale alle strutture è stato negato, sollevando una questione di trasparenza rispetto alle condizioni di detenzione all’interno dei centri. La denuncia ([link removed]) dell’eurodeputata dei Greens/EFA Tineke Strik: “La visita di oggi è stata molto deludente e vergognosa. Il personale ci ha davvero posto molti ostacoli. Non ci hanno dato informazioni, non hanno risposto alle nostre domande e non ci hanno permesso di entrare nelle celle per verificare le condizioni”. Il Guardian ([link removed]) ha intervistato anche Cristina Guarda,
eurodeputata italiana del gruppo, che ha espresso preoccupazione per i sei casi di tentato suicidio registrati da metà maggio nel registro degli eventi critici, definendo la condizione delle persone come di “limbo e alienazione”, e aggiunge che con questo episodio di ostroziunismo alla visita a sorpresa sembra che cerchino di nascondere la verità sulle condizioni reali all’interno dei centri.
6. Sospeso l’obbligo di dimora del richiedente asilo in procedura di frontiera accelerata
Con il decreto del 27 giugno 2026, il Tribunale di Palermo ha disposto la sospensione dell'obbligo di dimora imposto a un richiedente asilo sottoposto alla procedura di frontiera accelerata, ritenendo che tale misura incida direttamente sulla libertà personale e di circolazione. Secondo il giudice ([link removed]) , l'obbligo di dimora presenta caratteristiche assimilabili a una misura limitativa della libertà personale e richiede quindi un adeguato controllo giurisdizionale. Riporta Il Manifesto ([link removed]) , che “in questo caso il giudice ha valutato sia alcuni vizi della procedura di screening in ragione della vulnerabilità del richiedente, sia diverse irregolarità dell’obbligo di informativa legale sui suoi diritti.” Il
provvedimento si inserisce nel dibattito sull'applicazione delle procedure di frontiera e sulle garanzie riconosciute ai richiedenti protezione internazionale.
7. Un appello al mondo sanitario
Di fronte all’implementazione del Nuovo Patto Asilo e Immigrazione in Italia tramite il decreto legge n. 100/2026 e la circolare del Ministero dell’Interno del 9 giugno, varie organizzazioni e professionisti hanno sottoscritto un a ([link removed]) ppello ([link removed]) rivolto alle professioniste e professionisti del mondo sanitario contro la securitizzazione della cura. L’attenzione viene infatti posta sul ruolo dei medici durante le procedure di screening: “l’operatore sanitario viene costretto a operare in una condizione di doppia lealtà tra la persona migrante per cui si è chiamati a compiere una valutazione medica e il sistema di procedure burocratiche che richiede quella valutazione, agendo di fatto come un inconsapevole ingranaggio burocratico”. Inoltre,
emerge che le tempistiche entro cui lo screening dovrebbe essere effettuato (7 o 3 giorni) rischia di non garantire privacy ed accuratezza della valutazione, anche a causa del fatto che può essere eseguito da medici non specializzati. L’appello si conclude con riferimenti al Giuramento di Ippocrate: “Ridurre l’atto medico a uno strumento di classificazione procedurale per stabilire chi possa essere trattenuto o deportato viola il nucleo della Carta Costituzionale e della Legge 833/1978. (..) Chi ha prestato il Giuramento di Ippocrate ha l’obbligo deontologico di perseguire come fine esclusivo la difesa della vita e della salute della persona, senza alcuna discriminazione, rifiutando qualunque cooperazione a palesi violazioni dei diritti umani. Non possiamo farci complici della deumanizzazione burocratica dei corpi.”
8. Rientrare in Siria per sfuggire alla guerra: il nuovo esodo dal Libano
Tra Libano e Siria, il valico di Al Masnaa–Jdeidat Yabous diventa il principale corridoio di ritorno per i rifugiati siriani. Secondo l’UNHCR, oltre 444 mila persone sono rientrate in Siria dopo la nuova escalation del conflitto in Libano, con picchi di migliaia di attraversamenti al giorno. Il reportage racconta i viaggi quotidiani tra Beirut e Damasco, tra chi torna temporaneamente e chi rientra dopo anni di esilio, sospeso tra sicurezza e instabilità. Ce ne parla Ilaria Romano su O ([link removed]) pen Migration ([link removed]) .
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