
Olbia, ovvero saggio per riformare i costumi di una nazione |
Presentazione del libro di Jean-Baptiste Say, a cura di Antonio Casu |
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Sede UnAR, Sala Italia Via Ulisse Aldrovandi 16, Roma |
Insieme al curatore del libro intervengono:
Raimondo Cubeddu (senior fellow dell'Istituto Bruno Leoni)
Alberto Mingardi (professore ordinario di Storia delle dottrine politiche all'Università IULM e direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni)
Rocco Pezzimenti (presidente dell'Istituto superiore cultura e formazione Antonio Rosmini - ISCUFAR) |
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Olbia (1800) è uno dei testi più originali e meno conosciuti di Jean-Baptiste Say: un'utopia morale ed economica scritta nell'età post-rivoluzionaria, quando tutto era ancora da ricostruire - compreso il senso stesso della convivenza civile. Collocandosi nel lungo filone che va da Platone a Fourier, Olbia traduce la grande tradizione utopica - dalla Repubblica classica all'Utopia rinascimentale fino alle teorie sociali ottocentesche - in un progetto concreto di civilizzazione borghese, fondato sull'educazione, sull'equilibrio economico e sulla felicità pubblica.
Il popolo immaginario di Olbia è il laboratorio in cui gli ideali classici si combinano con i principi moderni di produttività e benessere diffuso. In questo mondo, la felicità non è il premio della virtù: ne è la condizione.
Snodo tra umanesimo classico, repubblicanesimo illuminista e utopismo economico, Olbia è una delle prime sintesi moderne dell'idea che istituzioni ed economia possano farsi strumenti di progresso morale.
Jean-Baptiste Say (1767-1832) è stato uno degli economisti più influenti della sua epoca e uno dei principali interpreti e divulgatori del pensiero di Adam Smith in Francia. È celebre soprattutto per il Traité d'économie politique (1803) e per la cosiddetta "legge di Say". Meno noto, ma non meno significativo, è il suo interesse per la dimensione morale ed etica dell'economia, di cui Olbia è la testimonianza più compiuta e visionaria.
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