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Cittadinanza negata e morti invisibili
Cittadinanza negata per attivismo e manifestazione del dissenso, i braccianti continuano a morire invisibili, Roma rifiuta la marcia per la remigrazione, organizzazioni portano l’attenzione sull’impatto del ddl immigrazione sulla tutela dei MSNA, 17 capi d’accusa per Al Buti davanti alla CPI, l’impatto della guerra in Libano sui bambini.
1. Cittadinanza negata per attivismo e manifestazione del dissenso
Il Ministero dell’Interno nega la cittadinanza italiana centinaia di persone straniere ogni anno, non per condanne penali o violazioni di legge, ma sulla base di segnalazioni riservate dell'intelligence che le qualificano come possibili minacce alla sicurezza della Repubblica. I dati ottenuti tramite accesso civico che questa dinamica interessa circa 200 persone ogni anno, riportano Giulia Crescini e Salvatore Fachile ([link removed]) . Nella maggior parte dei casi, il "pericolo" consiste nel frequentare centri sociali, collettivi, movimenti antifascisti o sindacati: attività pienamente legali e costituzionalmente tutelate. Il caso al centro dell'articolo è quello di Youssef, educatore sociale a Verona da diciassette anni, la cui domanda di cittadinanza è stata rifiutata per "contiguità con la sinistra antagonista veronese". Il
20 aprile 2026, il TAR Lazio ha annullato il provvedimento ([link removed]) per difetto di motivazione, stabilendo che un'etichetta politica non può costituire da sola una ragione sufficiente di diniego.
Il problema però è strutturale: la cittadinanza viene usata come strumento di controllo del dissenso politico, imponendo agli stranieri uno standard di conformità che non viene richiesto ai cittadini per nascita.
2. Le morti invisibili dei braccianti
Nelle ultime settimane diverse persone braccianti hanno perso la vita, mentre lavoravano, si spostavano o vivevano in condizioni di forte precarietà nelle zone agricole italiane. L’associazione ARCI Porco Ross ([link removed]) o ([link removed]) a partire dall’esperienza quotidiana del loro sportello mobile nelle campagne siciliane, ha condiviso le testimonianze e le condizioni che spesso emergono solo nei momenti di tragedia, ma che fanno parte - purtroppo - della quotidianità di molte persone che lavorano nel settore agricolo.
3. Roma rifiuta la marcia per la remigrazione
Un appello congiunto di associazioni ([link removed]) , sindacati e partiti chiede alle istituzioni di vietare la manifestazione sulla "remigrazione" annunciata dai movimenti Remigrazione e Riconquista per il 13 giugno a Roma. La proposta di remigrazione, ovvero il rimpatrio forzato delle persone straniere nei loro paesi di origine, viene definita razzista e xenofoba ([link removed]) , in contrasto con i valori costituzionali e con la natura antifascista della Repubblica. I firmatari sottolineano che Roma, città medaglia d'oro per la Resistenza e storicamente multiculturale, non può essere palcoscenico di ideologie fondate sulla superiorità razziale e sull'odio. L'appello richiama quanto già fatto dai parlamentari che hanno impedito la conferenza stampa dei promotori, chiedendo alle istituzioni di assumere
una posizione altrettanto netta contro ogni iniziativa basata sulla discriminazione e sulla negazione dei diritti costituzionali.
4. Il ddl immigrazione minaccia i diritti dei MSNA
È arrivato al Senato il testo del nuovo ddl immigrazione ([link removed]) , che darebbe attuazione alle riforme UE in materia di Paesi sicuri e esternalizzazione della gestione dell’immigrazione. 27 organizzazioni hanno lanciato un appello ([link removed]) per portare l’attenzione sulle conseguenze delle disposizioni del ddl sulle tutele riservate ai minori stranieri non accompagnati. Al centro delle preoccupazioni c'è il ridimensionamento del cosiddetto "prosieguo amministrativo". Il ddl limiterebbe questo strumento al compimento dei 19 anni, impedendo di fatto di accompagnare i giovani neomaggiorenni fino ai 21 anni come oggi previsto dalla Legge Zampa. Per le organizzazioni firmatarie, tagliare il sostegno così presto significa interrompere percorsi di formazione e inserimento lavorativo nel momento più delicato, con il rischio di spingere ragazze e ragazzi verso
marginalità e sfruttamento. Desta preoccupazione anche lo spostamento delle competenze in materia di rimpatrio assistito dall'autorità giudiziaria a quella amministrativa, con un conseguente indebolimento delle garanzie procedurali. Le organizzazioni chiedono infine che l'attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo non si traduca in una riduzione delle tutele per chi arriva minorenne.
5. Al Buti davanti alla Corte Penale Internazionale con 17 capi di imputazione
L'udienza predibattimentale davanti alla Corte penale internazionale all'Aia nei confronti di Khaled Mohamed Ali El Hishri, noto come Al Buti, è stata accolta come un momento storico per la giustizia internazionale sui crimini commessi in Libia. I 17 capi di imputazione per crimini di guerra e contro l'umanità riguardano le sistematiche torture, violenze sessuali, riduzioni in schiavitù e uccisioni perpetrate nel carcere di Mitiga, dove le vittime, in prevalenza migranti dell'Africa subsahariana, perseguitati anche per ragioni razziali e religiose, erano detenute talvolta per anni. Il processo è stato reso possibile grazie alla cooperazione della Germania, che ha arrestato El Hishri nell'estate 2025 e lo ha estradato all'Aia a dicembre: un percorso molto diverso da quello del suo complice Almasri ([link removed]) , arrestato in Italia nel gennaio 2025 e rimandato in Libia
nel giro di poche ore, vicenda per cui l'Italia è già stata censurata dalla CPI e dovrà rispondere anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Quello di Al Buti è però solo la punta dell'iceberg ([link removed]) . Infatti, il sistema criminale libico, a partire dalla cosiddetta Guardia costiera, non potrebbe funzionare senza il supporto delle politiche migratorie adottate per anni dai governi europei.
6. Libano, l’impatto della guerra sui bambini ⁄ Open Migration
In Libano migliaia di bambini vivono tra sfollamenti continui, scuole trasformate in rifugi e crescente povertà. La guerra interrompe percorsi educativi, alimenta il lavoro minorile e lascia ferite profonde sulla salute mentale dei più giovani. Organizzazioni come Terre des Hommes cercano di offrire supporto psicologico e spazi di normalità in un contesto segnato da precarietà e trauma. Lo racconta per noi Ilaria Romano ([link removed]) .
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