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La stretta globale sulle migrazioni: asilo ridotto e frontiere sempre più chiuse.
Mentre aumentano le restrizioni all’ingresso e si accelerano i rimpatri, le economie occidentali cercano al contempo lavoratori stranieri per colmare la carenza di forza lavoro. Una dinamica contraddittoria che attraversa non solo l’Europa, alimentando tensioni politiche, sociali e umanitarie.
1. Le politiche occidentali sui rifugiati afghani sono sempre più problematiche
Gli stessi paesi che continuano a non riconoscere ufficialmente il regime talebano, oggi stanno aumentano le pressioni per limitare l’asilo e accelerare i rimpatri verso l’Afghanistan, una contraddizione che rischia di esporre migliaia di persone a persecuzioni, violenze e discriminazioni sistematiche.
Negli Stati Uniti ([link removed]) , l’amministrazione Trump starebbe valutando il trasferimento di oltre mille afghani da un centro di reinsediamento in Qatar alla Repubblica Democratica del Congo, nel caso rifiutassero il ritorno in Afghanistan.
Anche i Paesi dell’Unione Europea e il Regno Unito sono al centro delle polemiche. In particolare, nel Regno Unito ([link removed]) il drastico calo dei tassi di riconoscimento delle domande d’asilo presentate da cittadini afghani ha acceso l’allarme delle associazioni per i diritti umani. Queste denunciano soprattutto la condizione di donne e ragazze, che rischiano di essere respinte nonostante il progressivo peggioramento della situazione nel Paese, dove istruzione, lavoro e libertà personale sono sempre più limitati.
2. La Germania accelera sulla stretta migratoria
Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt vuole mantenere i controlli alle frontiere ([link removed]) interne dell’UE e rafforzare le espulsioni, nonostante le crescenti critiche provenienti non solo dall’opposizione e dalle organizzazioni per i diritti umani, ma anche da giudici e ricercatori, che contestano la legittimità e l’efficacia di queste politiche nel ridurre gli arrivi. Mentre Berlino rivendica una “svolta migratoria” dopo il calo delle richieste d’asilo, le misure adottate vengono accusate di mettere in discussione i principi di Schengen e di normalizzare i rapporti con governi problematici.
In particolare, si parla delle deportazioni dei cittadini afghani ([link removed]) : secondo diverse ricostruzioni, il governo tedesco avrebbe intensificato i contatti diretti con i talebani per facilitare i rimpatri, una scelta definita da opposizione e ONG come la legittimazione di un regime accusato di gravi violazioni dei diritti umani.
3. Invecchiamento e carenza di manodopera fanno guardare ai lavoratori stranieri
Molte economie dell’Unione Europea, in particolare Romania, Bulgaria, Ungheria e alcune zone di Italia, Francia e Germania, faticano a trovare personale qualificato in diversi settori, a causa della “talent development trap”. Per colmare questo deficit, stanno avviando programmi di reclutamento ([link removed]) all’estero.
Alle strategie della Commissione Europea, come l’EU Blue Card e l’EU Talent Pool, si affiancano le politiche nazionali. Alcuni Stati membri stanno infatti semplificando visti e procedure d’ingresso per attrarre manodopera extra-UE, ottenendo tuttavia risultati disomogenei.
4. Quattro persone migranti morte e altre due sono gravi al confine tra Croazia e Slovenia
Le persone sarebbero state lasciate da un trafficante fuggito dopo il trasporto illegale. Le vittime facevano parte di un gruppo più ampio di 15 persone migranti intercettate nella zona di Karlovac. Le autorità croate ([link removed]) hanno avviato un’inchiesta per chiarire cause della morte ([link removed]) e identità delle vittime. Il caso si inserisce in un contesto più ampio di rafforzamento dei controlli lungo la rotta balcanica. A marzo, infatti, la Croazia ha annunciato la creazione di un nuovo centro di accoglienza per persone migranti in una ex base aerea militare vicino al confine con la Bosnia-Erzegovina. Parallelamente è stata aumentata la presenza di Frontex nell’area, con circa 80 agenti già attivi in Bosnia-Erzegovina nell’ambito del potenziamento
del controllo delle frontiere europee. In questo contesto, le persone migranti, sono spesso costrette a cambiare percorso, tentare più volte l’attraversamento o restare bloccati per poi riprovare. Il tutto diventa più pericoloso e queste sono le conseguenze.
5. Cittadinanza negata per l’attivismo politico di sinistra
Un cittadino marocchino residente da anni a Verona si era visto negare la cittadinanza italiana dal Ministero dell’Interno perché ritenuto vicino agli ambienti della “sinistra antagonista veronese ([link removed]) ”. Secondo il Viminale, questa frequentazione avrebbe rappresentato un rischio per la sicurezza dello Stato, nonostante l’assenza di condanne definitive. Il TAR del Lazio ha però ribaltato tutto, stabilendo che il diniego era basato su motivazioni troppo generiche e prive di elementi concreti. I giudici hanno sottolineato che non basta evocare ambienti “antagonisti” senza spiegare in che modo il richiedente rappresenterebbe davvero un pericolo.
6. In Sudafrica cresce una nuova ondata di proteste contro le persone migranti
Guidata da movimenti populisti e nazionalisti come “Operation Dudula” e “March in March”, che accusano gli stranieri di togliere lavoro e sicurezza ai cittadini sudafricani. Le manifestazioni, svoltesi negli ultimi giorni a Johannesburg e Durban, hanno alimentato tensioni e violenze contro comunità africane ([link removed]) immigrate, soprattutto nigeriani e zimbabwesi. In realtà il clima di tensione nasconde crisi economica, disoccupazione e malcontento sociale. Durante i disordini sono stati uccisi due cittadini nigeriani, alimentando forti preoccupazioni diplomatiche. La Nigeria, attraverso la ministra degli Esteri Bianca Odumegwu-Ojukwu, sta organizzando rimpatri volontari per i propri cittadini che desiderano lasciare il Paese, con circa 130 richieste già registrate e destinate ad aumentare. Anche il Ghana ha protestato ufficialmente dopo aggressioni contro un proprio cittadino,
convocando l’ambasciatore sudafricano e chiedendo misure urgenti contro l’escalation xenofoba.
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