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Accoglienze e respingimenti: le contraddizioni europee

Tra naufragi, rimpatri, controlli rafforzati e percorsi di regolarizzazione, l’Europa affronta la questione migratoria senza una strategia comune, divisa tra esigenze di sicurezza, pressioni politiche interne e tutela dei diritti.
1. Nel Mediterraneo centrale continua a consumarsi una delle crisi umanitarie più gravi del nostro tempo, nel silenzio totale delle istituzioni
Un recente naufragio nei pressi di Tobruk, nella Libia orientale, ha provocato la morte di almeno 10 persone, mentre altre 31 risultano disperse. Quattro sopravvissuti sono stati tratti in salvo dopo più di cinque giorni in mare. Lo scorso fine settimana, invece, 17 corpi sono stati recuperati sulle rive di Zuwara, in Tripolitania.
Il mare continua a restituire persone senza nome e storie interrotte di uomini e donne in fuga da conflitti, povertà e instabilità. Questi episodi si inseriscono in un quadro più ampio di emergenza umanitaria nel Mediterraneo, dove le rotte migratorie continuano a trasformarsi in tragitti ad alto rischio, spesso gestiti da reti di traffico di esseri umani e privi di adeguati sistemi di soccorso. Il risultato è un bilancio costante di vittime, senza però cercare una risposta strutturale al problema.
2. L’Unione Europea si prepara a riaprire un canale di dialogo diretto con i Talebani
Bruxelles, sebbene l'invito non sia ancora ufficiale, starebbe valutando colloqui tecnici con una delegazione di autorità dei talebani per definire modalità pratiche di riammissione dei cittadini afghani presenti irregolarmente nel territorio dell’Unione o destinatari di ordini di espulsione. L’iniziativa, sostenuta da vari Stati membri, nasce dallo stallo nei rapporti con Kabul dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, che ha di fatto interrotto ogni accordo operativo sui rimpatri. L’eventuale apertura di un confronto a livello tecnico, senza implicazioni di riconoscimento politico, riflette la crescente pressione interna all’UE per rendere più efficaci le politiche di ritorno, in un contesto segnato da forti tensioni tra esigenze di gestione migratoria e criticità legate alla situazione dei diritti umani nel Paese.
3. Negli ultimi mesi l’Europa sembra muoversi sempre più verso una politica di chiusura delle frontiere, privilegiando sicurezza e controllo rispetto all’accoglienza e alla tutela dei diritti fondamentali
Due notizie recenti confermano questa tendenza. La prima riguarda l’accordo tra Francia e Regno Unito per contrastare l’immigrazione irregolare attraverso la Manica. Il governo britannico verserà milioni di sterline alla Francia per rafforzare i controlli sulle coste settentrionali francesi, principale punto di partenza delle persone migranti diretti nel Regno Unito. L’intesa prevede l’impiego di oltre mille agenti tra forze di polizia, militari e servizi di intelligence, oltre a unità antisommossa sulle spiagge per impedire fisicamente le partenze. In pratica uno Stato paga un altro affinché blocchi le persone migranti prima ancora che raggiungano il proprio territorio.
La seconda notizia arriva dalla Germania. Dopo l’introduzione dei controlli rafforzati alle frontiere terrestri nel 2025, le autorità tedesche hanno dichiarato di aver fermato decine di migliaia di ingressi. Questi episodi non sono isolati, ma si inseriscono in una più ampia trasformazione delle politiche migratorie europee. Sempre più governi europei infatti adottano un approccio emergenziale e securitario, fondato sul rafforzamento dei confini, sulla militarizzazione dei controlli e sulla deterrenza.
4. In Spagna è già corsa alla regolarizzazione, dopo il lancio del piano del governo Sánchez
La maxi-regolarizzazione, che potrebbe permettere di legalizzare fino a 500.000 persone migranti irregolarmente soggiornanti sul territorio spagnolo, sta attirando sin da subito un’enorme partecipazione, e migliaia di persone stanno già presentando domanda. Possono accedere alla misura coloro che sono arrivati prima del 31 dicembre 2025, vivono nel paese da almeno cinque mesi e non hanno precedenti penali. Il governo di Madrid difende la scelta non solo per ragioni umanitarie, ma anche economiche: l’obiettivo è far emergere il lavoro nero, aumentare le entrate fiscali e rispondere alla carenza di manodopera. Intanto le ONG, come la Spanish Commission for Refugees, sono in prima linea per assistere i richiedenti, ma segnalano procedure ancora lente e complesse. La Spagna prova così a trasformare l’immigrazione da emergenza a opportunità, ma il grande afflusso di domande nei primi giorni mostra quanto il sistema sia già sotto forte pressione.
5. Entrare legalmente in Italia non significa riuscire a restarci legalmente
Il decreto flussi nasce per regolare l’ingresso dei lavoratori stranieri e rispondere al fabbisogno delle imprese italiane. Nei fatti, però, continua a produrre l’effetto opposto: non soddisfa il mercato del lavoro, rallenta o blocca i percorsi di regolarizzazione e finisce per spingere migliaia di persone verso l’irregolarità amministrativa e, spesso, verso il lavoro nero. Secondo i dati diffusi dalla campagna Ero Straniero, nel 2025 solo il 7,9% delle quote d’ingresso programmate, meno di una su dieci, si è tradotto in una richiesta effettiva di permesso di soggiorno. Il paradosso è evidente.
Da un lato, interi settori, dall’agricoltura all’assistenza domestica, denunciano una grave carenza di lavoratori. Dall’altro, migliaia di persone entrano in Italia attraverso canali formalmente legali ma restano bloccate in procedure lente e inefficaci. Tra ritardi nel rilascio del nulla osta e contratti che non vengono finalizzati, molte persone migranti restano senza permesso di soggiorno, diventando di fatto “irregolari”. In teoria esiste il permesso per attesa occupazione; in pratica è poco utilizzato e scarsamente accessibile. Senza canali alternativi di regolarizzazione o permessi per ricerca di lavoro, molte persone migranti finiscono per ricorrere alla domanda d’asilo come unico strumento per mantenere una protezione giuridica. Così, un sistema pensato per governare i flussi migratori finisce per produrre proprio quell’irregolarità che dichiara di voler combattere.
Il team di Open Migration
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