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Subject Tra integrazione e respingimento: l’Europa dei diritti sotto pressione
Date April 20, 2026 9:19 AM
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Tra integrazione e respingimento: l’Europa dei diritti sotto pressione

In Europa il dibattito e le politiche migratorie oscillano tra approcci più inclusivi, come la regolarizzazione in Spagna e gli interventi umanitari legati ai conflitti come quello in Sudan, e spinte restrittive e securitarie alimentate dal discorso sulla “remigrazione”, mentre emergono anche criticità giuridiche e relative al rispetto dei diritti umani, dalle condizioni dei centri di accoglienza in Italia alle misure contestate in Germania.

1. La Spagna ha deciso di introdurre un ampio programma di regolarizzazione per le persone migranti prive di documenti, che potrebbe coinvolgere fino a circa 500.000 persone

Il provvedimento permette a chi soddisfa alcuni requisiti ([link removed]) , come vivere nel Paese da almeno cinque mesi ed essere privi di precedenti penali, di ottenere un permesso di soggiorno e lavoro temporaneo, della durata di un anno.
Il governo guidato da Pedro Sánchez considera questa misura necessaria ([link removed]) sia per ragioni umanitarie sia economiche: da un lato si vuole garantire diritti e condizioni di vita più dignitose a persone già presenti sul territorio, dall’altro si punta ad integrare lavoratori che contribuiscono alla prosperità del Paese.
Tuttavia, la decisione ha suscitato critiche e polemiche ([link removed]) . L’opposizione teme che possa incoraggiare nuova immigrazione irregolare, mentre alcuni uffici pubblici segnalano difficoltà organizzative. Nonostante ciò, con questa misura la Spagna si distingue rispetto alla linea europea, adottando un approccio più aperto e orientato all’integrazione.
2. “Remigrazione”: l’estrema destra nel dibattito politico europeo

Negli ultimi mesi il termine “remigrazione” è entrato sempre più spesso nel dibattito politico europeo. Con questa parola si indica, in modo apparentemente neutro, il ritorno delle persone migranti nei loro Paesi d'origine, ma si tratta in realtà di un eufemismo ([link removed]) che nasconde politiche di espulsione su larga scala, fino ed evocare scenari di vere e proprie deportazioni. Il concetto nasce negli ambienti dell’estrema destra europea, basandosi su criteri razziali, e negli ultimi anni si è diffuso anche nel dibattito pubblico. Alcune proposte prevedono non solo il rimpatrio delle persone irregolarmente soggiornanti, secondo quanto previsto anche a livello europeo col nuovo Regolamento Rimpatri ([link removed]) , ma di persone regolarmente residenti o persino cittadini, se ritenuti “non integrati”.
L’avanzamento della cosiddetta “linea Meloni” a livello europeo, dunque, contribuisce a rafforzare questo approccio securitario e di erosione dei diritti delle persone migranti. In questo contesto si inseriscono iniziative come quella che si è tenuta sabato 18 aprile a Milano, il raduno dei “Patrioti europei” ([link removed]) , la rete dei partiti di estrema destra. Il tema della difesa dei confini e del contrasto all’ “immigrazione clandestina” sarà centrale, nonostante il leader della Lega Matteo Salvini abbia affermato che non si tratti di un “Remigration Summit”.

Tra gli ospiti vi è stato anche Martin Sellner, austriaco con un passato legato ad ambienti neonazisti, ideologo proprio del concetto di “remigrazione”. Nel 2024 ha pubblicato il libro “Remigrazione. Una proposta”, diffuso in Italia nel 2025 e promosso nel 2026 anche da testate ([link removed]) come La Verità e Panorama. Nel testo, riprendendo ideologie xenofobe dell’Ottocento e Novecento, sostiene la necessità di mantenere una “maggioranza dominante” nazionale e propone espulsioni su larga scala di cittadini con background migratorio, per contrastare la “sostituzione etnica”, mito complottista secondo cui le popolazioni europee verrebbero rimpiazzate da persone migranti, idea oggi ripresa e in parte normalizzata nel discorso pubblico.
3. La guerra in Sudan sta causando un forte aumento delle migrazioni verso l’Europa

Il conflitto, iniziato nell’aprile 2023, che si è progressivamente esteso e aggravato alimentando quella che viene definita dalle Nazioni Unite come la più grande crisi umanitaria al mondo, ha costretto milioni di persone a lasciare le proprie case. Molti intraprendono rotte migratorie sempre più lunghe e pericolose; in particolare, cresce il numero di persone sudanesi che cercano di raggiungere l’Europa attraversando il Nord Africa e il Mediterraneo. Questa situazione sta mettendo ulteriore pressione sui sistemi di accoglienza europei ([link removed]) e dimostra come guerre e instabilità continuino a essere tra le principali cause delle migrazioni internazionali.
L’Unione europea e i suoi Stati membri stanno cercando di rispondere ([link removed]) all’emergenza con strumenti umanitari e finanziari. Bruxelles ha annunciato lo stanziamento di 812,14 milioni di euro per sostenere la popolazione colpita, rafforzare gli aiuti nei Paesi limitrofi e contribuire alla stabilizzazione della regione. L’obiettivo è duplice: alleviare le sofferenze del conflitto e, allo stesso tempo, intervenire sulle cause profonde delle migrazioni forzate.
4. La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia a risarcire un minore migrante per le condizioni di trattenimento subite nel Centro di accoglienza Sant’Anna

I giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno riconosciuto la violazione degli articoli 3 e 5 della CEDU, condannando lo Stato italiano ([link removed]) al pagamento di 6.500 euro per danno non patrimoniale.
Il ricorrente, un diciassettenne originario del Burkina Faso, era rimasto nel centro crotonese di Sant’Anna per oltre sei mesi, in condizioni caratterizzate da sovraffollamento, carenze igienico sanitarie e mancanza di strutture adeguate. La Corte ha inoltre rilevato la mancata separazione tra minori e adulti.
Secondo i giudici di Strasburgo, il giovane è stato privato di fatto della libertà personale e costretto a vivere in condizioni inumane e degradanti. La decisione si inserisce in una prassi ormai consolidata nel sistema di accoglienza italiano, infatti sempre più spesso le persone migranti minori non accompagnati vengono trattenuti per periodi prolungati in strutture inadeguate, in attesa di una sistemazione.

5. Germania: limitati i corsi di integrazione e dichiarati illegittimi i controlli di frontiera con l’Austria

Negli ultimi mesi, la Germania si è trovata al centro di due sviluppi distinti ma profondamente collegati nel dibattito sulla gestione della migrazione.
Da un lato, il governo ha deciso di limitare l’accesso ai corsi di integrazione ([link removed]) (lingua tedesca e orientamento civico), prevedendo che una parte consistente di richiedenti asilo e persone con status precario non possa più beneficiarne gratuitamente. Di fatto, circa 129.500 persone rischiano di essere escluse o di dover sostenere costi che spesso non sono in grado di affrontare. A febbraio infatti, l’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (BAMF) ha comunicato ai fornitori dei corsi che non sarebbero stati ammessi nuovi partecipanti. Questi corsi rappresentano uno strumento fondamentale per l’inserimento lavorativo e sociale e la loro riduzione incide direttamente sulle possibilità di integrazione.
Dall’altro lato, una decisione giudiziaria della Corte tedesca ha dichiarato illegittimi i controlli prolungati alla frontiera ([link removed]) tra Germania e Austria. Tali controlli erano stati reintrodotti nel 2015 e prorogati più volte.I giudici hanno ritenuto che il tentativo di rafforzare i controlli interni si scontra con i principi dello Spazio Schengen, che garantiscono la libera circolazione. Il diritto Ue consente l’introduzione di controlli interni solo se fondati su una minaccia grave e attuale. La corte ha inoltre precisato che, secondo la giurisprudenza europea, i controlli alle frontiere non possono essere giustificati solo sulla base della sicurezza nazionale o della tutela dell’ordine pubblico. La decisione, tuttavia, non ha un effetto immediato sui controlli in corso e non è ancora giuridicamente vincolante.
Nel loro insieme, questi due sviluppi delineano una tendenza preoccupante: invece di rafforzare l’integrazione e garantire pieno rispetto dei diritti, si assiste a un progressivo rafforzamento di logiche di esclusione e controllo.

6. I nostri ultimi articoli
A quindici anni dalla morte di Vittorio Arrigoni, sua madre Egidia Beretta ne ripercorre la vita in una intervista per Open Migration ([link removed]) . Dall’intreccio tra i ricordi della sua sfera privata e quelli dell’impegno politico, emerge il profilo di un attivista guidato da un profondo senso di umanità, capace di trasformare la conoscenza e l’esperienza in testimonianza, per dare voce alle ingiustizie. Da qui si comprende il significato più profondo del suo “restiamo umani”: un invito a non restare indifferenti e a riconoscerci, oltre ogni confine, parte della stessa umanità.

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