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Così muore il diritto di asilo in Europa
Il Parlamento UE ha approvato il nuovo controverso Regolamento Rimpatri che rischia di annullare tutele per le persone migranti, anche minori, tra deportazioni in stile ICE e maggior securitarismo. Nel frattempo al corteo No Kings di Roma, le persone migranti e razzializzate hanno protestato contro sfruttamento e razzismo.
1. Il Parlamento UE approva le deportazioni in stile ICE
Il Parlamento UE, con un forte consolidamento tra destra ed estrema destra, ha dato il via libera al nuovo Regolamento Rimpatri che prevede la costruzione di "centri di rimpatrio" al di fuori dell'Unione, mentre cresce la pressione per inasprire le norme sull'immigrazione.
“Le proposte sono guidate da un piccolo gruppo di paesi dell'UE, tra cui Danimarca, Austria, Grecia, Germania e Paesi Bassi. Tuttavia, altri Stati, come la Francia e la Spagna, hanno messo in dubbio l'efficacia della strategia, mentre le organizzazioni per i diritti umani hanno messo in guardia dal rischio che i richiedenti asilo scompaiano in "buchi neri [del diritto]”, si legge ([link removed]) su Info Migrants. E ancora: “Centri di rimpatrio in paesi terzi, cioè centri in cui detenere le persone anche senza che abbiano legami con quello stato, un forte incremento nell’uso della sorveglianza, della detenzione, di perquisizioni, dell’imposizione di obblighi di segnalazione alle autorità pubbliche e controlli sulla base dell’aspetto e dell’origine che rischiano di ampliare i casi di profilazione razziale”, scrive
([link removed]) la giornalista Marika Ikonomu su Domani.
Amnesty International denuncia ([link removed]) possibilit violazioni e rischi: “Questo voto è il segnale della crescente tendenza verso politiche dannose, escludenti e spietate in materia d’immigrazione, con preoccupanti ripercussioni per il giusto processo e per le procedure decisionali che devono essere basate sulle prove. Altro che ridurre le situazioni irregolari: queste proposte rischiano d’intrappolare un numero maggiore di persone in situazioni pericolose [...]. Il Parlamento europeo ha dato via libera all’aumento di requisiti sproporzionati, sanzioni e limitazioni nell’ambito delle decisioni sui ritorni delle persone e all’espansione del ricorso alla detenzione, per periodi ancora più lunghi e in contrasto con gli standard internazionali sui diritti umani”.
2. Corteo No Kings: le persone migranti “invisibili” contro lo sfruttamento
Il 28 marzo, a Roma, centinaia di migliaia di persone hanno invaso le vie della città “contro i Re” (presidenti e governi) che attualmente stanno portando avanti guerre e politiche che aumentano le disuguaglianze sociali. In corteo anche lo spezzone “degli invisibili”: lavoratori e lavoratrici razzializzate e migranti.
“Vogliamo il permesso di soggiorno, gridano poco più dietro i giovani originari del Bangladesh residenti soprattutto nella parte est della capitale. Sono arrivato tre anni fa con il decreto flussi, ma il datore di lavoro si è tirato indietro e mi ha lasciato senza documenti. Ora lavoro in un ristorante, ma in nero. Voglio i miei diritti. Ci sono almeno cinquemila persone in questa condizione, dice Robin, che viene da Dacca”, scrive ([link removed]) il giornalista Giansandro Merli su Il Manifesto.
E ancora: “A qualche metro di distanza c’è un grande spezzone tutto rosso, della Flai Cgil, i lavoratori agricoli, molto spesso migranti, che raccolgono pomodori, angurie e quanto altro serve alle tavole degli italiani. Basta invisibilità, questo governo continua a metterci nella condizione di elemosinare diritti, a costringere i lavoratori a vivere nei ghetti. Chiediamo abitazioni dignitose e salario minimo per i braccianti agricoli. Oggi in Italia ci sono persone che stanno 12 ore al giorno sotto al sole in cambio di pochi spiccioli. Altro che remigrazione, questi fascisti sono solo degli ipocriti: prima fanno i decreti flussi perché le aziende hanno bisogno di manodopera, poi vanno in tv e dicono che tutti i migranti devono tornare a casa, afferma Drissa Kone, presidente della Flai Cgil di Brindisi”.
3. Il Mediterraneo sempre più pericoloso per via dei “guardiacoste” libici
Attraverso i lauti finanziamenti UE, oltre al famigerato accordo con l’Italia, i “guardiacoste” libici hanno reso il Mediterraneo sempre più pericoloso.
“Gli spari arrivano senza avvertimento, in acque internazionali. I proiettili colpiscono dei radar, mettono fuori uso quattro gommoni di salvataggio, sfondano i vetri di protezione del ponte di comando [...]. Tra 2016 e 2025, Sea-Watch ha documentato 72 episodi di violenza come questi da parte delle autorità libiche in mare. Diciotto sono avvenuti lo scorso anno, un record. Queste pratiche non solo mettono a rischio vite umane, ma violano il diritto internazionale del mare e il principio di non-refoulement (principio di non respingimento), scrive l’ong”, riportano ([link removed]) Fabio Papetti, Paolo Riva e Greta Veresani su Irpi Media. E ancora: “Esisterebbe una strategia dietro la violenza contro i migranti: le intercettazioni con manovre pericolose e un uso eccessivo della forza, secondo un rapporto congiunto dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani (Ohchr) e della Missione di supporto delle Nazioni unite
in Libia (Unsmil) pubblicato a febbraio 2026, fanno parte di un quadro più ampio di sfruttamento dei migranti che in Libia è diventato una realtà brutale e normalizzata, un business as usual”.
Infine: “A febbraio 2026, IrpiMedia ha analizzato le spese sostenute dal ministero dell’Interno italiano e da Oim, proseguendo il lavoro già svolto con ActionAid International Italia per il progetto The Big Wall. ([link removed]) Complessivamente, è stato possibile tracciare poco più di 34 milioni di euro. Questo significa che non si hanno informazioni pubbliche e accessibili su come sia stato speso il restante 44% del budget di Sibmmil. Sono 27,1 milioni di euro di fondi europei per i quali non c’è trasparenza”.
4. Un nuovo naufragio al largo della Tunisia
20 persone disperse sono il risultato di un nuovo naufragio avvenuto al largo di Sfax, in Tunisia.
“Una quarantina di migranti sarebbero morti nel naufragio di un'imbarcazione partita da Sfax. A riferirlo ad Alarm Phone i superstiti dell’ultimo incidente nel Mediterraneo, 16 persone soccorse e riportate in Tunisia insieme a 19 corpi recuperati. Altri 20 sarebbero invece dispersi. Nelle ore precedenti, la stessa Ong a cui si rivolgono le famiglie delle persone che tentano la traversata aveva lanciato un primo allarme parlando di circa 56 persone partite sabato mattina da Sfax e segnalate in grave pericolo nel Mediterraneo centrale a causa del forte maltempo”, si legge ([link removed]) su la Repubblica.
E ancora: “Il caso si inserisce in un contesto di forte opacità informativa sulla rotta Tunisia-Italia. Un'inchiesta dell'Associated Press pubblicata a metà marzo ha segnalato che nel Mediterraneo centrale stanno aumentando i casi di imbarcazioni scomparse o di naufragi difficili da ricostruire rapidamente, anche per la scarsità di informazioni ufficiali disponibili”.
5. I nostri nuovi articoli su Open Migration
Le migrazioni forzate del XXI secolo non nascono più soltanto da guerre o persecuzioni politiche. Sempre più spesso iniziano prima, in modo silenzioso, quando un territorio smette gradualmente di garantire le condizioni minime per vivere. Quando l’acqua non basta più, quando coltivare diventa impossibile e il lavoro scompare, restare non è una scelta: è un rischio. Ce ne parla ([link removed]) Romina Vinci.
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