|
Il razzismo sistemico sulle frontiere d’Europa

Foto via Wikimedia/Creative Commons
1. La profilazione razziale sui confini d’Europa
La profilazione razziale attuata in nome del controllo dell'immigrazione non è un errore occasionale alle frontiere europee. Così denunciano l’Enar (European Network Against Racism) e Picum (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants) in un nuovo rapporto.
“È una caratteristica sistemica delle attività di polizia, del controllo delle frontiere e della gestione dell'immigrazione che prende di mira in modo sproporzionato le persone razzializzate in tutti gli Stati membri dell'UE. Con la crescente fusione tra attività di polizia e controllo dell'immigrazione, fermi discriminatori, controlli d'identità, perquisizioni e molestie stanno diventando la norma, con gravi conseguenze per la dignità, la sicurezza e il senso di appartenenza”, denunciano le due associazioni.
E ancora, sul confine tra Italia e Francia: “Le testimonianze raccolte lungo la regione di confine franco-italiana rivelano come la profilazione razziale e la discriminazione siano diventati elementi abituali dell'attività di polizia di frontiera. A Mentone, Ventimiglia e nei valichi vicini, i residenti e i viaggiatori vittime di razzismo raccontano di essere stati fermati, perquisiti e interrogati in modo sproporzionato, spesso nonostante fossero in possesso di documenti validi. Le testimonianze evidenziano un modello in cui le persone di colore, arabe e rom sono trattate con sospetto e sottoposte a controlli più severi rispetto ai passeggeri bianchi, mettendo in luce come i controlli quotidiani alle frontiere riproducono le gerarchie razziali all'interno dell'area Schengen”.
2. I dati sulle persone migranti in Italia: tra percezione e realtà
Secondo una nuova indagine di Eurispes, le persone italiane sovrastimano la presenza delle persone migranti nel paese.
“I risultati della nostra indagine ci indicano che la maggioranza degli italiani ritiene che la presenza straniera nel nostro Paese sia superiore rispetto alle potenzialità ricettive del territorio. Però quello che è evidente è che c'è sicuramente una tendenza a sovrastimare la presenza straniera rispetto al totale della popolazione. Noi sappiamo essere il 9%, ma la maggioranza tende a pensare che sia di più. E soprattutto si sovrastima la presenza di stranieri islamici, di religione islamica, che è evidentemente associata anche ad elementi che suscitano un qualche timore, e ancor più la popolazione di origine africana”, riporta la vicedirettrice di Eurospes, Raffaella Saso sul Sole 24 Ore.
E ancora: “[...] in un contesto di denatalità, mondo del lavoro difficile e necessità crescente di assistenza alle famiglie, per molti italiani gli stranieri sono sia una risorsa sia un problema", spiega ancora la vicedirettrice dell'Eurispes. Emerge quindi un quadro bivalente: "Troviamo molto spesso una solidarietà nei confronti degli stranieri, però anche atteggiamenti più di indifferenza, di diffidenza, e poi ci sono tutti quegli atteggiamenti negativi legati alla paura, al timore e, in una minoranza di casi, anche all'ostilità. Ci sono molti cittadini che riferiscono di avere rapporti di piena cordialità con i loro vicini di casa, con persone straniere con cui hanno rapporti quotidiani. Ci sono poi anche molte amicizie ormai, che in qualche modo superano le diffidenze iniziali. Poi ci sono esperienze negative, c'è un'insofferenza nei confronti per esempio di quei comportamenti considerati fastidiosi, legati anche all'accattonaggio”.
3. 80 mila respingimenti illegali alle frontiere esterne dell'Europa
Centinaia di persone ogni giorno tra uomini, donne e bambini/e, vengono picchiate, spogliate, derubate e costrette ad attraversare fiumi e mari. Nel 2025, secondo un rapporto di una coalizione di ONG internazionali, tra cui l’Hungarian Helsinki Committee, il Lebanese Center for Human Rights e il Center for Peace Studies, sono stati registrati almeno 80.865 respingimenti.
“Ci hanno buttati nel fiume alle tre del mattino. Così un giovane egiziano descrive l'accaduto quando ha cercato di raggiungere l'Europa attraverso la rotta balcanica alla fine del 2025. Viaggiava con un gruppo di quaranta persone, tra cui dodici minori. Dopo giorni di viaggio, sono stati intercettati da agenti [a volto coperto] dell'unità di frontiera. Quello che è seguito non è stato un controllo di frontiera, ma violenza: sono stati picchiati con manganelli e pistole [lungo il confine di Bosnia ed Erzegovina]”.
E ancora: “ Nel gennaio 2025, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha confermato ciò che le organizzazioni per i diritti umani avevano documentato per anni: i respingimenti illegali in Grecia non sono episodi isolati, ma una politica sistematica. La sentenza avrebbe dovuto rappresentare una svolta. Non lo è stata. Le segnalazioni di violenze continuarono ad accumularsi in seguito. All'inizio di febbraio, quindici persone morirono dopo che la loro imbarcazione entrò in collisione con la guardia costiera greca”.
4. Nel limbo tra il Libano e la Siria
Oltre all’Iran, l’attacco israeliano si abbatte anche sul Libano. A rimettersi le persone rifugiate libanesi che non sanno dove andare.
“Siamo ancora in coda, abbiamo la benzina agli sgoccioli e non sappiamo nemmeno ancora dove andare a cercare riparo. Hussein e sua moglie Raya avevano deciso di sfidare gli ordini di evacuazione che l’Idf ha imposto lunedì a tutto il Libano meridionale, ma gli ultimi attacchi sui distretti di Nabatieh e Hasbaya li hanno fatto desistere. E così, sfidando il caos, hanno riempito l’auto e si sono aggiunti alla folla che sta cercando di scampare ai bombardamenti israeliani. È da lunedì pomeriggio che le strade del Libano si sono trasformate in un unico serpentone e quello che poteva essere un viaggio di tre ore si è allungato fino a dodici”, riporta la giornalista Bianca Senatore su Domani.
E ancora: “Appena Hezbollah ha lanciato i primi razzi su Israele, sui social è iniziato un tam tam per chiudere le porte a coloro che scappano, siano essi stranieri, cioè i rifugiati palestinesi e siriani, o libanesi del sud. Il Libano è in crisi da tempo, la gente è incattivita e pensa che chiunque viva al sud sia sostenitrice di Hezbollah - spiega il giornalista Hani Ghadder - per questo nessuno vuole aiutare i profughi. La frattura del paese - spiega ancora il giornalista - si è creata già durante l’ultima guerra del 2024, ma adesso è molto forte”.
5. Rafforzate le misure di gestione delle migrazioni in Bosnia ed Erzegovina e Croazia
La Croazia ha annunciato l'intenzione di costruire un centro di accoglienza per migranti vicino al confine con la Bosnia-Erzegovina. Nel frattempo, è stata rafforzata anche la presenza di agenti Frontex in Bosnia.
“Le autorità croate hanno annunciato di recente l'intenzione di costruire un centro di accoglienza per migranti sul sito di un'ex base aerea militare, non lontano dal confine con la Bosnia-Erzegovina. La Croazia e la Bosnia-Erzegovina sono entrambe tappe frequenti lungo la cosiddetta rotta balcanica dei migranti, che dalla Turchia attraversano la Grecia e proseguono verso i Balcani. Attualmente, secondo i dati del Centro di Diritto Croato, pubblicati tramite il Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli (ECRE) e l'Asylum Information Database (AIDA), la Croazia dispone di due centri di accoglienza per richiedenti asilo, uno nella capitale Zagabria e l'altro a Kutina. La capacità di accoglienza totale è di 900 posti, 600 a Zagabria e 300 a Kutina”, si legge su Info Migrants.
E ancora: “Alla fine di dicembre 2025, i dati dell'UNHCR registravano 1.402 rifugiati, richiedenti asilo e migranti presenti sul territorio bosniaco. La maggior parte di loro, appartenenti a un'unica nazionalità, proveniva dall'Afghanistan, seguiti a ruota da cittadini provenienti da Siria e Marocco. Tuttavia, il 62% di tutti coloro che viaggiavano attraverso i Balcani occidentali alla fine di dicembre veniva descritto come "altri", il che indica un'ampia gamma di nazionalità diverse, senza una predominanza di un Paese”.
Il team di Open Migration
|