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Ancora repressione e violazione dei diritti delle persone migranti

Mentre il governo rinnova l’accordo per lo stanziamento di fondi per la permanenza delle FdO italiane in Albania, sono state trovate delle fosse comuni in Libia. Nel frattempo, le frontiere Schengen diverranno sempre più militarizzate.
1. Rinnovato l’accordo per la presenza delle FdO in Albania
Il governo Meloni ha rinnovato l'accordo con il resort a 5 stelle Rafaelo, a Shengjin, in cui alloggiano gli agenti di polizia inviati in Albania per gestire i centri migranti voluti dall'esecutivo.
“Centri migranti che, al momento – e da parecchio tempo – sono sostanzialmente inutili. Il costo del nuovo contratto per due anni è di poco più di 18 milioni di euro, leggermente più alto del prezzo concordato a fine 2024. Critiche le opposizioni: "Si continuano a buttare soldi per mandare agenti a guardare centri vuoti", ha attaccato Giuseppe Conte”, riporta Fanpage.
E ancora: “D'altra parte, finora Giorgia Meloni ha chiarito che non intende rinunciare al progetto dei centri, nonostante gli evidenti problemi. Nel frattempo, quindi, serve una sistemazione per le forze di polizia italiane che continuano ad alloggiare in Albania. E la sistemazione scelta è il resort Rafaelo: una struttura a cinque stelle e una a quattro stelle, con centro benessere, piscine e spiaggia privata. Si parla di una spesa da 83 euro al giorno, a persona, per vitto e alloggio. La convenzione durerà per due anni, quindi circa 18 milioni di euro sono già impegnati nella spesa”.
2. Le fosse comuni in Libia
Nella Libia orientale sono state scoperte fosse comuni.
“L’immagine risale a pochi giorni fa, al 16 gennaio 2026. Sono tutte visibili nella pagina social del Attorney General Office – State of Libya ovvero l’Ufficio del Procuratore Generale dello Stato della Libia. Corpi rigidi dentro sacchi neri, corpi nella fossa, corpi morti. Poi ce n’è un’altra: qui si intravede un uomo morto, coperto di terra e polvere. Il volto è volutamente sfocato per nascondere dettagli sensibili. Accanto a questo essere umano, un cartoncino bianco: c’è scritto il numero 14, a mano, in blu. Quel numero sarà il suo nome”, riporta Melting Pot Europa.
E ancora: “A distanza di qualche giorno, in una seconda operazione, condotta a Kufra, le forze di sicurezza hanno scoperto un centro di detenzione illegale sotterraneo, scavato a circa tre metri di profondità. Presumibilmente gestito da una rete libica di trafficanti di esseri umani 1. Qui sono state liberate 221 persone detenute in modo illegale. Tra loro, donne e bambini, incluso un neonato di appena un mese. Le prime informazioni parlano di una detenzione prolungata in condizioni di estrema disumanità; almeno dieci persone hanno dovuto essere trasferite con urgenza in ospedale. Questi casi scioccanti mettono in luce i gravi rischi affrontati dai migranti che cadono preda delle reti criminali operative lungo le rotte migratorie, ha dichiarato Nicoletta Giordano, Capo Missione dell’Oim in Libia”.
3. Frontiere Schengen: in arrivo più deportazioni, sorveglianza e militarizzazione
Il rapporto Schengen Barometer+ viene pubblicato due volte l'anno dalla Commissione europea e fornisce uno stato dell’arte dell'area Schengen.
“Il rapporto fa parte di un processo di valutazione continua dell'area Schengen e si concentra in particolare sui fattori chiave che incidono sulla stabilità di Schengen. Questo rapporto è stato presentato al Consiglio Schengen, composto dai rappresentanti di tutti gli Stati Schengen, il 14 ottobre 2025. Tra le altre cose, il rapporto rivela le tendenze che destano maggiore preoccupazione tra i funzionari dell'Ue [...]”, riporta Statewatch. E ancora: “Il rapporto si concentra in gran parte sulle modalità per aumentare ulteriormente il controllo delle frontiere e le espulsioni. Gli autori insistono sul fatto che resta necessario rafforzare le capacità di sorveglianza, in particolare lungo il Mediterraneo, in un contesto di sicurezza impegnativo.
Infine: “Il 2026 sarà probabilmente un anno importante per i regimi di controllo delle frontiere e di esternalizzazione dell'UE. Si prevede l'approvazione di nuove leggi radicali in materia di controllo dell'immigrazione, detenzione ed espulsioni. Sarà pubblicata una proposta di legge per conferire ulteriori poteri all'agenzia di controllo delle frontiere dell'UE Frontex. I centri di detenzione per le persone espulse sommariamente dall'Europa potrebbero iniziare a spuntare oltre i confini europei”.
4. Un nuovo naufragio al largo del Mediterraneo
In un nuovo naufragio nel Mediterraneo hanno perso la vita 50 persone.
“Cinquanta persone sono morte nelle acque del Mediterraneo centrale. Se uno dei naufraghi non fosse stato soccorso dalla motonave Star, che lo ha sbarcato a Malta, probabilmente quelle persone partite dalla Tunisia sarebbero scomparse nel nulla: sarebbe stato un naufragio fantasma. «Le autorità hanno confermato che un sopravvissuto è stato portato a Malta», scrive Alarm Phone, l’organizzazione che si occupa di raccogliere e diffondere le richieste di soccorso delle persone in movimento, mettendo a disposizione una linea telefonica”, si legge su Domani. E ancora: “Il sopravvissuto ha raccontato che almeno 50 persone hanno perso la vita, dopo essere partite dalle coste della Tunisia e aver navigato in mare per 24 ore. Alarm Phone, da giorni, segnalava di non avere più notizie delle persone partite dalla Tunisia a bordo di tre diverse imbarcazioni. Circa 150 persone. «A causa del maltempo, sono in grave pericolo, aveva avvertito l’organizzazione, lanciando l’allarme di non avere alcun collegamento telefonico con loro: «Nessuna risposta dal loro telefono”.
Infine: “Ad oggi, l’Organizzazione mondiale per le migrazioni ha registrato almeno 14 persone disperse nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno. Nel 2025, secondo i dati dell’agenzia Onu, i morti o dispersi sono stati almeno 1.873 e, dal 2014, ne ha contati 33.362. Sono però numeri al ribasso, che non tengono conto delle tante imbarcazioni che partono dalle coste della Tunisia e della Libia e scompaiono nel nulla”.
5. Essere donne sudanesi rifugiate in Uganda
Costretto a fuggire dal Sudan a causa della guerra, il fotografo Ammar Yassir ha puntato il suo obiettivo sullo sfollamento e l'esilio. In questo suo fotoreportage per il New Humanitarian, riporta la vita delle donne rifugiate sudanesi in Uganda.
“In una piccola stanza di Kampala [in Uganda], tra tazze di caffè e conversazioni tranquille, le donne rifugiate sudanesi si riuniscono per parlare di ciò che hanno sopportato. Guerra, sfollamento e perdita aleggiano nell'aria, ma c'è anche qualcos'altro: il sollievo di avere uno spazio sicuro in cui parlare. Questi incontri fanno parte di Funjan Niswan, un'iniziativa popolare gestita da Aminat, un'organizzazione guidata da donne che offre supporto psicologico ai rifugiati sudanesi nella capitale ugandese”, scrive Yassir. E ancora: “Per decine di donne che portavano con sé traumi non elaborati, ho visto come queste sessioni siano diventate un'ancora di salvezza. E dopo aver incontrato le organizzatrici e aver assistito al loro lavoro, ho anche capito che la guarigione avviene in entrambe le direzioni: lo spazio nutre le donne che vengono a parlare, ma anche coloro che facilitano le sessioni”.
Infine: “Poiché la guerra in Sudan non accenna a placarsi e si stima che 11,5 milioni di persone siano attualmente sfollate, di cui oltre quattro milioni sono fuggite nei paesi vicini, iniziative come Aminat stanno diventando sempre più importanti”.
6. I nostri nuovi articoli su Open Migration
Ripensare la regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori provenienti da Paesi extra-UE significa riconoscere il loro valore aggiunto in termini sociali, demografici, ed economici, investendo sull’integrazione verso uno sviluppo sostenibile basato su formazione, lavoro e famiglia. Ce ne parla Sara Gherardi.
Il team di Open Migration
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