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Repressione e controllo
Foto via WikiMedia/Creative Commons ([link removed])
Mentre il Governo si prepara per l’approvazione di ulteriori “pacchetti sicurezza” che andranno nuovamente a colpire i diritti fondamentali delle persone, una corte di appello in Grecia libera 24 volontari solidali con le persone da soccorrere in mare. Nel frattempo, l’amministrazione Trump continua a chiudere le vie legali sull’immigrazione.
1. Il nuovo pacchetto sicurezza colpirà nuovamente le persone migranti
Il Governo è pronto ad adottare nuovi provvedimenti in tema sicurezza. Tra zone rosse rafforzate e norme ancora più stringenti sui minori, colpite anche le persone migranti.
“Si torna ai decreti sicurezza salviniani sui blocchi alle navi ong: non sono menzionate esplicitamente ma è a loro che si riferisce la possibilità, contenuta nel ddl, di interdizione temporanea dell’ingresso nelle acque territoriali. Lo deciderà Chigi su proposta del Viminale in caso di pericoli per la sicurezza nazionale. Tra questi una «pressione migratoria eccezionale», sospetti di infiltrazioni terroristiche, emergenze sanitarie. I migranti che riescono ad arrivare avranno l’obbligo di collaborare alla loro identificazione se rinchiusi nei Cpr (ma non è chiara la sanzione se disobbediranno) e rischiano di vedersi dichiarata inammissibile la domanda d’asilo in base alle norme Ue sui paesi terzi sicuri non ancora in vigore. Tradotto: rimpatri e deportazioni più facili. Monito anche ai giudici: non convalidare i trattenimenti sarà più difficile”, scrive ([link removed]) il giornalista Giansandro Merli su Il Manifesto.
E ancora: “da un lato si ampliano le categorie di cittadini stranieri legittimati a richiedere il ricongiungimento dei familiari, ma dall’altro si restringono le categorie di parenti per cui si potrà chiedere. Ancora, scende a 19 anni l’età dei minori ai quali spettano percorsi di accoglienza. Si anticipa l’introduzione del concetto di «Paese terzo sicuro», disciplinato dal Regolamento dell’Ue che entrerà in vigore nel giugno 2026. E si precisano, restringendoli, i parametri di applicazione delle norme Cedu”, riporta ([link removed]) il giornalista Vincenzo R. Spagnolo su Avvenire.
2. La solidarietà non si processa: libero l’attivista Binder
La corte di appello di Lesbo, in Grecia, ha assolto tutti gli attivisti in quello che è stato considerato il più grande processo di “criminalizzazione della solidarietà”.
“Così Sean Binder, attivista irlandese e soccorritore volontario, oggi avvocato, commenta la sentenza che dopo quasi otto anni lo ha liberato dal giogo del processo e da accuse gravissime come appartenenza a un’organizzazione criminale e favoreggiamento dell’ingresso irregolare di persone. Binder è uno dei 24 volontari assolti a Mitilini per l’attività di ricerca e soccorso con l’organizzazione Erci che dava assistenza ai migranti che dalle coste della Turchia cercavano di raggiungere la Grecia. Nel 2018, insieme alla nuotatrice agonistica siriana Sarah Mardini, anche lei volontaria, è stato arrestato dalla polizia greca”, scrive ([link removed]) la giornalista Marika Ikonomu su Domani.
Alla domanda su quale sia l’obiettivo di tali processi, rivolta dalla giornalista Ikonomu ha Binder, quest’ultimo ha risposto: “Penso sia politico. L’Ue e gli Stati membri vedono le migliaia di vite perse nel Mediterraneo non attraverso la lente dei diritti umani, ma attraverso quella securitaria. Considerano quelle persone illegali, trafficanti da fermare. E considerano illegale anche chiunque lavori con gli umanitari. Processi come questo non hanno un impatto solo sui singoli imputati, ma su tutti. Perché non abbiamo fatto nulla di eroico. Abbiamo fatto esattamente ciò che chiunque avrebbe fatto. E quindi chiunque potrebbe trovarsi a difendersi in tribunale”.
3. L'amministrazione Trump blocca l'elaborazione dei visti di 75 paesi
Il governo Trump ha sospeso a tempo indeterminato l'elaborazione dei visti di immigrazione per persone provenienti da 75 paesi (la maggior parte dei quali del Sud globale).
“Il congelamento, che entrerà in vigore il 21 gennaio, prende di mira i richiedenti che i funzionari ritengono possano diventare un "peso pubblico", ovvero coloro che potrebbero dipendere dai sussidi statali per soddisfare i bisogni primari. Il Dipartimento di Stato ha scritto sui social media che "sospenderà l'elaborazione dei visti per gli immigrati provenienti da 75 paesi i cui migranti ricevono sussidi dal popolo americano a tassi inaccettabili”, riporta ([link removed]) il giornalista Joseph Gideon sul Guardian.
E ancora: “La repressione dell'immigrazione da parte dell'amministrazione Trump si è intensificata a livelli record, nonostante le proteste a livello nazionale per l'omicidio di Renee Good abbiano attirato l'attenzione sulle pratiche delle forze dell'ordine. Il Dipartimento di Stato afferma di aver revocato più di 100.000 visti da quando Trump è tornato in carica, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha riferito il mese scorso che più di 605.000 persone sono state espulse, mentre altri 2,5 milioni hanno lasciato il Paese di propria iniziativa”.
4. Le lunghe procedure di asilo e le politiche restrittive hanno un impatto negativo sulla salute mentale dei giovani rifugiati
I minori rifugiati rischiano maggiormente di sviluppare problemi di salute mentale causati dal "limbo" di una procedura di richiesta di asilo che può protrarsi per anni.
“Un rapporto della Thomson Reuters Foundation ha rivelato che gli aspetti burocratici dei regimi di asilo, come i visti di protezione a breve termine, l'elaborazione delle domande che si protrae per mesi, insieme all'incombente minaccia di espulsione, stanno danneggiando la salute mentale dei giovani rifugiati. Questo, unito ai traumi e alle violenze che potrebbero aver subito durante il viaggio verso il paese ospitante, indica che i bambini rifugiati sono più inclini a soffrire di ansia, pensieri suicidi e depressione. In alcuni casi, il risultato è uno stato di limbo prolungato causato da circostanze presenti precarie e un futuro incerto”, si legge ([link removed]) su InfoMigrants.
E ancora: “In un rapporto del 2024 pubblicato dall'organizzazione per i diritti dei minori Save the Children, dal titolo Hope and Harm: Children's Experiences in Seeking Safety in Europe ([link removed]) , circa il 38% dei bambini intervistati ha dichiarato di sentirsi meno felice da quando è fuggito dal proprio Paese di origine. Oltre tre quarti, ovvero circa il 75%, ha descritto ansia per il futuro, irrequietezza, difficoltà a dormire e incubi”.
5. Le falle nella protezione di rifugiati e rifugiate
In un articolo ([link removed]) per il New Humanitarian, un rifugiato racconta, in forma anonima, sia la paura di vivere con la minaccia di ritorsioni da parte dei trafficanti ma anche la delusione di non aver ricevuto aiuto dalle organizzazioni internazionali.
“L'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, Unhcr, ha riconosciuto i rischi che lui e la sua famiglia corrono, ma afferma di non poterlo aiutare. Sta ricevendo assistenza da Amnesty International, ma al momento non esiste una soluzione a lungo termine per il suo caso”, si legge sul New Humanitarian. “Sono un rifugiato che vive in una casa protetta perché ho contribuito a smascherare una rete di tratta di esseri umani che opera all'interno di un campo profughi. Questa decisione ha messo a rischio la mia vita. Le minacce sono reali, la paura è costante e le conseguenze sono continue. Ho fatto ciò che il sistema dice ai rifugiati di fare: denunciare i reati, collaborare con le autorità, proteggere gli altri. Eppure il risultato è stato abbandono, isolamento e pressione a sparire, non giustizia o protezione”, scrive il rifugiato in questione.
E ancora: “Una casa sicura non è un privilegio. Non è una soluzione. È una misura di emergenza utilizzata in caso di minaccia credibile alla vita di una persona. Nessuno finisce in una casa sicura per caso. Significa che non puoi vivere apertamente, non puoi muoverti liberamente e non puoi tornare nella comunità in cui un tempo vivevi. La tua vita diventa silenziosa per necessità. Ciò che ho capito è profondamente inquietante: per aiutare rifugiati come noi, l'Unhcr e altre autorità dovrebbero ammettere che la sicurezza nei campi è fallita”.
6. I nostri nuovi articoli su Open Migration
Quello a cui si assiste, da Oriente a Occidente, è un attacco senza precedenti ai diritti e alle libertà. Le proteste in Iran contro il regime. L'uccisione di una giovane donna da parte degli agenti dell'ICE negli Stati Uniti. Un panorama con tante ombre, che le nuove generazioni provano ad illuminare. A loro dobbiamo dire grazie e dalla loro parte dobbiamo stare, come scrive Patrizio Gonnella in questo nuovo editoriale ([link removed]) .
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